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UMBRIA: TERZA EDIZIONE DEL MEMORIAL “FAUSTO SAMPAOLO” A MONTE POZZONI

Postato il 22 Luglio 2010 da lddc

Vive più che mai il ricordo di Fausto Sampaolo e della sua passione per i segugi e la caccia alla lepre. Si avvicina il Terzo Memorial “Fausto Sampaolo”, prova cinofila amatoriale per cani da seguita su lepre, organizzato dagli amici Antonio Antonini e Pasquale Di Curzio presso la zona addestramento cani “Monte Pozzoni”, gestita dalle sezioni Federcaccia di Norcia e Cascia
Domenica mattina, 25 luglio, l’appuntamento è alle 5.30 al Bar Parigi fuori le mura di Norcia, per l’iscrizione (20 euro) e il sorteggio dei turni. Possono prendere parte all’evento sia mute di cani iscritte all’Enci sia non iscritte, in quanto sono previsti premi per il miglior segugio di ciascuna muta, in un clima assolutamente amichevole. In palio, poi, c’è anche il trofeo per il miglior cane in assoluto della giornata, offerto dall’Armeria Nursia Sport.
Al termine dell’ultimo turno, orientativamente verso le 11.30, è previsto il ritrovo nei pressi del recinto per l’addestramento sui cinghiali, dove verrà offerta una ricca colazione.
Infine, nel pomeriggio, gli organizzatori - e quanti con loro vorranno intervenire - faranno visita alla tomba dell’amico Fausto, al cimitero di Norcia, per deporvi una corona di fiori.
Per ulteriori informazioni contattare Pasquale Di Curzio al numero 3382666489.

Ufficio Stampa Federcaccia Umbra - per le sezioni di Norcia e Cascia

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NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.