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WWF: BOCCONI AL VELENO NELL’IMPRUNETA

Postato il 25 Marzo 2010 da lddc

Stagione venatoria al veleno nella zona dell’Impruneta, in provincia di Firenze. È quanto denunciano WWF, Italia Nostra, LAV e ENPA che, su corrierefiorentino.corriere.it, segnalano lo spargimento di bocconi avvelenati soprattutto durante l’apertura e la chiusura della caccia. “Dal 2005, da quando è nato il costante monitoraggio del territorio, con il contributo di 14 volontari - dichiara Guido Scoccianti del WWF - i dati dimostrano che l’avvelenamento rimane una pratica diffusa”. Le denunce, però, sarebbero in diminuzione (da circa 300 a 150), né si sarebbero più verificati casi come quello del 2004, che vide sotto inchiesta un’azienda di ripopolamento e cattura dell’Impruneta “per aver acquistato in 10 anni tanto veleno da far fuori 50 mila animali”.

I dati, però, secondo Scoccianti non direbbero tutto, ma sarebbero solo della punta dell’iceberg. Bisogna considerare infatti - ha dichiarato il rappresentante del Wwf - che spesso i proprietari degli animali non sporgono denuncia”. Le associazioni animaliste hanno quindi indirizzato una lettera al sindaco di Impruneta, Ida Beneforti Gigli, sollecitando azioni non solo dal punto di vista investigativo, ma anche per la bonifica dell’area interessata e l’apposizione della cartellonistica adeguata ad indicare il ritrovamento di esche avvelenate. Chiamate in causa anche la Regione Toscana e le aziende faunitisco-venatorie. La Regione, secondo Mariangela Corrieri della LAV di Firenze, dovrebbe fare quanto ricordato nella lettera al sindaco, mentre sarebbe particolarmente sospetto l’aumento dei casi di avvelenamento in coincidenza dell’apertura e della fine delle stagioni venatorie, quindi in agosto-settembre e in febbraio marzo, “quando avviene il ripopolamento di lepri e fagiani e bisogna togliere di mezzo i predatori”. Adriano Antonelli, che ha da poco ritrovato il cane ucciso da un’esca avvelenata, commenta: “non si deve lanciare un’accusa generalizzata ai cacciatori. Sicuramente, il dato lascia pensare che ci sia qualche furbo di troppo”.

Arianna Biagi

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2 Commenti Per Questo Post

  1. fabrizio ha scritto:

    LE SOLITE AFFERMAZIONI IMPROBAILI, SPARATE A CASACCIO E -talvolta- MANIFESTAMENTE MENDACI PUR DI DIFFAMARE I CACCIATORI.

    fabrizio

  2. fabrizio ha scritto:

    il periodo estivo e quello pasquale corrispondono a periodi feriali……..

    periodi in cui gente urbanizzata si sbarazza del cucciolo ormai cresciuto, comprato a natale per far contento il bimbo, che ha visto i cartoni animati o certe trasmissioni stupide e melense sugli animali!!!

    attribuire l’ abbandono dei cani ai cacciatori e’ COSA SEMPLICEMENTE IPOCRITA, oltre che denotare assenza di buona fede e della minima onesta’ intellettuale.

    Fabrizio

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HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.