Nella categoria | Caccia

ZAIA: “SONO GLI ENTI A DOVER GESTIRE LA CACCIA”

Postato il 04 Giugno 2010 da lddc

“Gli enti locali devono avere competenze proprie, non “concorrenti” con la Regione. Urbanistica, caccia, dovete gestirle voi:sono deleghe che a noi non competono. A noi competono le leggi”. Così ha dichiarato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto ed ex ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, sulle pagine de L’Arena. “La mia idea di Regione- ha specificato - scritta chiara nei programmi, è che a noi spetta fare le leggi, ma poi sono gli enti locali a gestirle. Bisogna lottare contro la naturale propensione a un neo-centralismo delle Regioni”. Insomma, la caccia, secondo il presidente della Regione Veneto, va gestita dagli enti locali. “L’assessore Ciambetti - ha aggiunto Zaia - sta preparando un progetto di attuazione del Patto di stabilità a livello regionale e non più di singoli Comuni”. Ma la crisi di oggi, comunque, è internazionale e “cala su tutti”. Il presidente conferma che la Regione Veneto si è mossa per tempo e sta preparando una manovra finanziaria per arrivare a fine anno con i conti in regola. Le tasse non saranno aumentate e la qualità del servizio sanitario non verrà toccata, assicura. Ma “non è escluso che si possa pensare anche al taglio orizzontale dei capitoli di spesa se non ci sono risorse a sufficienza in questa parte di manovra”, il che significa tagli in percentuale a tutti gli assessorati, anche se, commenta il quotidiano l’Arena, “a questo punto dell’anno è una manovra attuabile più nel 2011″.
A.B.

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NON SOLO CACCIA

HOLLAND & HOLLAND

Ho staccato dal cielo
una stella in volo
decidendo di sacrificare
per cibo
note piumate
di un pentagramma azzurro
Ho reso loro omaggio
colorando le mani
di sangue non mio
e custodito lantico rispetto
per una vita che muore
Complice
lo sguardo del cane
ad interrompere il tempo
stampato sulla preda
su uno specchio brinato
Senza perdono
senza vergogna
a celebrare in grotta la dignità degli alberi
che sono la schiena di un bosco
Sempre col vino
sempre col fuoco
spina tra petali di rosa
sofferenza e sogno
per un delitto
che profuma di pane
(Enrico Diddi) 

LA FIERA DI CHIESINA UZZANESE

Arrivano all'albore i più accaniti
con le scarpe guazzose e infreddoliti,
con il pacco pesante in una mano,
sussurrando che vengon da lontano.
Attaccano le gabbie in un baleno,
ponendovi di dietro un po' di fieno
e le fissan lassù con la stacchina.
Tutto il paese è in piedi stamattina.

Come le piante in giorni senza vento
stanno mute se odono un racconto
e lo frusciano poi nei dì seguenti,
quando bora le piega tra i lamenti;
così la gente, mani nelle tasche,
guarda in alto cantare tra le frasche,
per seguire gli uccelli ad uno ad uno
e par che non ci sia proprio nessuno.

Appena un merlo lustro ed impettito,
appeso al chiodo e subito partito,
stacca la voce senza alcun difetto,
scansa ripetizioni, e il verso netto
alza le note all'erre, e fischia svelto,
come fa il sonatore ad un concerto;
un brivido sega il fiato dei presenti,
e fa gelare il sangue a tutti quanti.

Or la comunità sciama contenta:
fa capannello allombra di una pianta,
saccalca fra le tende di un banchetto,
sincanta per provare uno ziletto,
commenta i premi con semplicità,
brinda alla fiera e a quella che verrà.
Listante di magia dura un mattino,
rimane dentro, è questo il suo destino.

Carlo Giuliano Magrini



mitologia romana

Diana

Diana era una figura della mitologia romana, dea della caccia e della luna, custode delle fonti e dei torrenti e protettrice degli animali selvatici.

Figlia di Giove e Latona Diana era adorata nei boschi e nei luoghi selvaggi, si narra fosse una bella ragazza, con una passione sfrenata per la caccia, apportatrice della fresca rugiada e della pioggia ristoratrice, proteggeva i viandanti nelle ore notturne e si prendeva cura di monti e foreste in compagnia delle Ninfe Silvane.

In Arte viene spesso raffigurata con arco e frecce. Di figura atletica e longilinea, ha i capelli raccolti dietro il capo e indossa vesti semplici quasi a sottolineare una natura dinamica se non addirittura androgina, la cui grazia femminile del corpo contrasta decisamente con l’aspetto fiero e quasi virile del viso.

Con una splendida immagine Dante la identifica in uno dei due occhi del cielo, la Luna.