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CACCIA: LE PERCENTUALI DELLA DISINFORMAZIONE

CACCIA: LE PERCENTUALI DELLA DISINFORMAZIONE

Riproponiamo l’editoriale di “Caccia & Tiro” già pubblicato sulla Dea il 16 marzo 2010, visto che il sondaggio Ipsos commissionato da alcune associazioni ambientaliste viene continuamente ripreso, a distanza di settimane, dai media web e non solo, come se fosse totalmente indicativo di ciò che pensano gli italiani sulla caccia.

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16 marzo 2010

Quando i sondaggi li fanno gli anticaccia succede anche che la maggioranza degli italiani risulti non solo contro la caccia, ma pure restia a dare il voto a chi la pensa diversamente. Peccato che si tratti dell’opinione di 980 italiani, dei quali l’85% si dichiara scarsamente informato estraneo alle leggi che interessano il mondo venatorio.

Il mondo venatorio sa che le leggi le fa la politica e la maggior parte delle associazioni venatorie chiede che, al di là della demagogia e degli interessi di parte, siano la ragionevolezza e i dati empirici a guidare le scelte del legislatore. Non possiamo dire altrettanto riguardo ai detrattori della caccia ai quali, nel momento in cui la maggior parte del mondo politico si schiera a favore della modifica alla Comunitaria, che introdurrebbe anche in Italia la caccia per periodi e per specie, non resta altro da fare che tentare di dimostrare quanto l’attività venatoria sia impopolare tra gli italiani. Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, infatti, non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione delle elezioni regionali per divulgare i risultati di un sondaggio commissionato ad un noto istituto per verificare quanti italiani, di destra e di sinistra, sono contro la caccia. “Per il 79% è da vietare o ridurre fortemente. Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e WWF Italia chiedono a Camera e Senato la soppressione dell’articolo 43 della legge Comunitaria e lo stop alle norme anti-fauna” si legge sul sito di Legambiente, dove si sottolinea che “nelle tredici Regioni al voto il prossimo 28 marzo, il 69% degli italiani si dichiara ‘contrario’ e ‘totalmente contrario’ se i candidati proponessero regole a favore della caccia (66% fra gli elettori di centrodestra e 75% di centrosinistra)”. Il messaggio lanciato dalle associazioni che hanno commissionato il sondaggio è chiaro: nessuno si schieri con le ragioni, anche se legittime, dei cacciatori, perché andrebbe incontro all’impopolarità e al fallimento elettorale. Visto che l’articolo 43 punta proprio alla salvaguardia di alcune specie nei loro periodi di fragilità biologica, ci chiediamo perché, nel sondaggio, si faccia riferimento a un generico ampliamento del periodo di caccia, e non piuttosto a una regolamentazione dedicata a ciascuna, singola specie. Senza contestare l’attendibilità dei dati, inoltre, ci pare lecito esprimere alcune perplessità in merito al ruolo giocato dalle tante campagne anticaccia, da alcuni personaggi televisivi e media, nel generare una diffusa disinformazione in merito alla realtà venatoria. Se il 41% delle persone intervistate, infatti, dichiara apertamente di non essere al corrente degli accadimenti in materia di caccia che si stanno disputando tra Camera e Senato, solo un 28% ne ha sentito parlare e un altro 16% ha seguito superficialmente la vicenda. L’85% del campione, insomma, o non ne ha sentito parlare per nulla, o con ogni probabilità si è affidato, per farsi un’idea, alle ispirazioni fornite da alcune trasmissioni televisive e dalla massiccia campagna mediatica animalista. L’unico dato che davvero salta all’occhio, non è quindi la consapevole avversione alla pratica venatoria da parte degli italiani, ma piuttosto la scarsa, e il più delle volte tendenziosa, informazione in materia. Più che parlare di abolizione o limitazione dell’attività venatoria bisognerebbe invece spiegare, soprattutto alle donne – che nel sondaggio ricoprono il 52% e risultano le meno informate – che cosa davvero è la caccia, e quali sono le leggi che la interessano. Nel contesto di asimmetria informativa che caratterizza il nostro Paese in materia venatoria, il vero problema non consiste nel totalizzare percentuali favorevoli o contrarie a una parte piuttosto che all’altra, ma mettere i nostri connazionali in condizione di farsi un’opinione autonomamente, in un contesto di trasparenza e di reciproco rispetto. Inoltre, sarebbero 980 le persone sulle quali si basa il sondaggio in questione, residenti nelle 13 regioni italiane interessate dal voto di fine marzo, regioni abitate da 44 milioni di elettori, mentre sono circa 48 milioni gli aventi diritto al voto in tutto il Paese. Volendo stare a al gioco di Enpa, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf Italia, che hanno “lanciato” la moda delle percentuali, ora ne proponiamo una anche noi: i 980 potenziali elettori intervistati sono circa lo 0,002% del totale. Uno 0,002% che non ha neppure goduto del privilegio di una corretta informazione.

Valeria Bellagamba

(da Caccia & Tiro n° 6)

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