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CIA. BIODIVERSITÀ NEL PIATTO CON GLI AGRICHEF: TORNA IL 31 MARZO IL FESTIVAL DEGLI AGRITURISMI ITALIANI

Giovedì prossimo parte la seconda edizione del Festival promosso dalla Cia. Il piccolo esercito di 100 Agrichef si darà appuntamento nel Lazio per lanciare la sfida agli ‘stellati’: “Noi specialisti nella tutela della biodiversità, dei saperi contadini e nella trasformazione delle produzioni di stagione e di prossimità. Nel nostro mondo c’è spazio per i giovani, la multifunzionalità può garantire migliaia di posti di lavoro nel settore”.

Dopo aver deliziato i palati dei visitatori di Expo 2015, con il primo Festival degli agriturismi italiani, tornano gli Agrichef che si sono dati appuntamento nel Lazio per la seconda edizione della rassegna promossa dalla Cia.

Nel 2016 non cambia il format che si è rivelato vincente: contaminazioni regionali nelle cucine degli agriturismi. Trenta aziende laziali ospiteranno, quindi, altrettanti Agrichef provenienti dalle tutte regioni d’Italia per dare vita, assieme, a menù straordinari e degustazioni per gli appassionati dei piatti di campagna. La scelta del Lazio non è casuale: in contemporanea con il Giubileo, per dare un’opportunità in più a chi viene da lontano e vuole scoprire anche la realtà rurale di questo territorio. Dentro un percorso alla scoperta dei gusti genuini, il Festival degli agriturismi italiani vuole essere anche l’occasione per dare visibilità al movimento delle Fattorie sociali, una realtà crescente che anche nel Lazio svolge un importante ruolo per le persone che vivono disagi o difficoltà.

Si parte il 31 marzo con la prima serata in un agriturismo dei Castelli romani dove cucinerà un Agrichef pugliese. Nello stesso giorno, nella sede nazionale di Roma della Cia-Agricoltori Italiani, promotrice della manifestazione, alle ore 11, in programma la presentazione alla stampa del fitto calendario delle iniziative del Festival che riempirà un arco temporale di circa 6 mesi. In quel contesto verranno snocciolati anche i nuovi dati del comparto agrituristico, un segmento divenuto fondamentale per la sostenibilità economica dell’agricoltura italiana.

Infatti, dalla legge del 1985 che sancì il ruolo multifunzionale dell’azienda agricola con il riconoscimento dell’agriturismo, oltre 20mila strutture sono nate, creando opportunità di lavoro e garantendo vitto, alloggio e servizi sempre più accurati a milioni di turisti italiani e stranieri. E oggi si aprono nuove frontiere per il comparto, con idee che si traducono in nuove possibilità d’impiego. Come nel caso dell’Agrichef, appunto, che vogliono distinguersi e mettere in risalto le loro peculiarità rispetto a quelle dei più famosi chef “stellati”, diventati nell’immaginario delle vere e proprie star.

Ma chi è l’Agrichef? Intanto si tratta di una definizione che vanta già innumerevoli casi d’imitazione (ma il marchio originale depositato è della Cia). Quelli che hanno ottenuto il riconoscimento sono un centinaio finora. L’Agrichef è un cuoco/cuoca di comprovata abilità ed esperienza che esercita il suo mestiere all’interno della cucina dell’agriturismo. Può essere il titolare d’azienda, un elemento della famiglia ma anche un esterno che però si impegna a trasformare principalmente produzioni agricole aziendali, o di prossimità, nel rispetto della stagionalità e utilizza nella realizzazione delle pietanze ingredienti legati alla tutela della biodiversità. Questo per favorire, attraverso il consumo di specifici prodotti, la costante coltivazione dei medesimi preservandoli dal rischio dell’estinzione. Un processo virtuoso, quindi, per l’agricoltura nel suo complesso, che rifugge la standardizzazione delle produzioni, mirando all’esaltazione delle differenze anche a discapito delle convenienze sulle rese “quali-quantitative”.

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