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COPPA ITALIA SPRINGER SPANIEL 2015. A COLLACCHIONI CORADESCHI FA IL BIS

COPPA ITALIA SPRINGER SPANIEL 2015. A COLLACCHIONI CORADESCHI FA IL BIS

Cinque indicazioni su cinque animali: è questa la prestazione di Fanny May che è valsa al campione aretino il secondo titolo di seguito. Sul podio Nemo di Davide Rossi e Domino di Mario Rossi

Cesare Coradeschi con Fanny May ha vinto la Coppa Italia springer spaniel 2015, che si è svolta il 12 e il 13 dicembre sui terreni del Centro federale di Collacchioni a Pieve Santo Stefano (Ar). Cani e conduttori si sono affrontati nelle zone più impervie dell’azienda, nei boschi e nei roveti più inaccessibili, seguiti dai giudici e dallo staff del Centro federale, tutti cacciatori veri: “Giudicare gli springer è un’emozione incredibile. – commentava il giudice Paolo Berlingozzi dopo la prima selezione di sabato – Ho visto cani davvero facili da seguire per le loro attitudini, sono stati tutti turni da cercatori veri, ma alla fine abbiamo dovuto scegliere chi doveva andare avanti”.

“Collacchioni è il banco di prova più selettivo di cui disponiamo. – le parole del giudice Saverio Marini – Nella mia batteria della semifinale ho visto cani e accompagnatori affiatati. Ho notato però che gli springer di oggi sono forse poco ‘sacrificati’: dovrebbero essere ancor di più al servizio del cacciatore. In altre parti del mondo non è difficile assistere a prove durante le quali i cani tornano con addosso i segni della loro azione”.

Per la cronaca, dobbiamo segnalare che dalle due batterie, dalle quali sono usciti gli otto finalisti (oltre ai primi tre classificati c’erano Brenda del Bona Bona e Fuenna condotte da Lorenzo Locci, Decermo condotto da Marco Benvenuti, Semola condotto da Francesco Meconi e Donna, un altro springer di Cesare Coradeschi) sono stati esclusi atleti del calibro di Marco Carretti, accompagnato da Caribù di San Fabiano.

Dopo anni di duro lavoro possiamo finalmente affermare che nel nostro Paese la “tradizione degli spaniel” è diventata importante. Il frutto di queste fatiche si sono viste la domenica della finale, quando i concorrenti, ma soprattutto i cani, hanno dimostrato di saperci fare sul serio sotto lo sguardo attento dei giudici Berlingozzi e Marini, i quali hanno poi condiviso la classifica con tutti i presenti: “Emozioni e divertimento, questo è lo spirito con cui ho espresso i miei giudizi e spero che per i concorrenti sia stato lo stesso” i pensieri di Berlingozzi prima di pronunciare le relazioni.

Il campione, Fanny May, ha dimostrato di confermare le proprie qualità venatorie con il Cac Cacit che è valso il primato in classifica. Sui terreni vicino all’acquedotto abbiamo assistito a qualche indecisione iniziale, ma il conduttore Cesare Coradeschi ha fatto la differenza, indirizzando il cane. Dopo due sbandate ha scovato un pernice e subito dopo un’altra (non si poteva sparare). Poi abbiamo assistito alla cerca e all’abbattimento di un fagiano, riportato da dentro un filo spinato e consegnato al galoppo. Ma non è finita: Fanny May ha segnato un altro fagiano e dopo una lepre. Cinque indicazioni su cinque animali. Merito al conduttore che conquista un’altra volta questo titolo già vinto nel 2014.

Il 2° classificato, Nemo, è un cane veloce che, a detta dei giudici, dovrebbe essere un po’ più ‘ripiegato’, ma l’effetto finale è la concretezza nelle situazioni difficili. Ha indicato un fagiano che è stato ferito, è partito per il riporto senza aspettare l’ordine del conduttore Davide Rossi: “Quisquilie di regolamento – ha sentenziato Berlingozzi – che non ci hanno impedito di assistere a una ricerca davvero impegnativa nel bosco e conclusa con un bel riporto. Turno chiuso con un altro punto”.

3° classificato, Domino di Mario Rossi: ha importanti doti naturali, ma è un cane che dovrebbe fare un po’ meno affidamento alla fantasia e un po’ più all’addestramento. Corretto sulla pernice scovata, a inizio turno ha trovato un fagiano abbattuto da diversi giorni, e lo ha riportato.

A fare gli onori di casa il presidente della Sezione provinciale di Arezzo Domenico Coradeschi, che in un’atmosfera già contagiata dallo spirito natalizio ha ricordato: “In passato nel nostro Paese, quando Collacchioni ancora non esisteva, abbiamo organizzato in aziende altrettanto valide e uniche manifestazioni internazionali alle quali partecipavano concorrenti provenienti da tutta Europa. Magari venivano 20 francesi, 10 belgi e via così. Ai tempi siamo riusciti a creare trofei e coppe ai quali partecipavano anche 6 nazioni, ma oggi, purtroppo, non esistono più le condizioni per realtà del genere. Quello che conta però è che, se esistono passione e ambizione, bisogna organizzare prove come questa che ci diano indicazioni importanti sullo stato della nostra caccia”. (J.F.)

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