Entri nel centro di tiro di Chateauroux e l’atmosfera appare sospesa. Le piccole e buffe auto elettriche che tutti utilizzano come navetta vanno e vengono a rimo blando. Nell’aria non si sentono tanti colpi come nei due giorni precenti. Poca gente in giro, solo addetti ai lavori. Il caos olimpico dei due giorni di gara del Trap, in cui Beretta ha conquistato 5 delle 6 medaglie a disposizione, ha lasciato il posto alla calma – solo apparente – dei due giorni che precedono le tre competizioni di Skeet. Il 3 agosto gli uomini, il 4 le donne e il 5 il mixed team.
Anche se tutto sembra scorrere placido come un sinuoso torrente di pianura, la tensione carsica propria dei giorni che precedono una competizione è comunque palpabile. Sono le ore in cui si inizia a fare i conti con se stessi, si prova il campo, si testano le condizioni di luce, si affinano gli ultimi dettagli e ci si dedica alla cura di corpo e mente. Nell’area riservata agli atleti, c’è chi mangia uno yogurt, chi sgranocchia delle noci, chi telefona a casa, chi è sdraiato su un lettino per un massaggio defatigante. Le due sessioni di prova del campo non impongono grandi ritmi e così ti capita di vedere, tra l’una e l’altra il Goat dello Skeet planetario, lo statunitense Vincent Hancock, atleta Beretta con l’inseparabile e fido DT11, lasciare l’arma per “imbracciare” le carte da gioco per una partita a quattro con dei suoi compagni di selezione. Poi scambi quattro chiacchiere con loro: sorridenti e sereni. Ma se guardi bene in fondo ai loro occhi vedi già la fiamma crescere. Guai a bruciare tutto prima. Oggi abbiamo incontrato qualche atleta simbolo Beretta per quanto riguarda gli uomini. Domani ci dedicheremo alle donne.
Partiamo da un sempre raggiante Jakub Tomecek, tiratore ceco da cui ci si aspetta il grande salto sul monte Olimpo. Lui, oltre alla gara individuale, parteciperà anche alla gara mixed. “Trovo questo campo molto bello e certamente non facile – esordisce – Bisogna necessariamente rimanere concentrati su due cose molto importanti e che potranno fare la differenza: la luce e la posizione del sole soprattutto al mattino: c’è infatti un evidente riflesso dei raggi solari sul telo a protezione del terrapieno. Come sto? Sono pronto e se qualcuno mi chiedesse come, risponderei che sono pronto come voglio essere pronto! Si tratta solo di un giorno ma è IL giorno”.
Tra gli Azzurri del Team Beretta ci sono Gabriele Rossetti e Tammaro Cassandro. Il fiorentino Rossetti, medaglia d’oro ai Giochi di Rio 2016, va dritto al punto: “Mi sento bene, sono felice. Ho sentito mia madre che mi ha subito detto: “Guarda che tuo padre Bruno tre olimpiadi non le ha mai fatte, quindi lo hai già superato!” A parte tutto, aver preso parte a tre Giochi a 29 anni non è cosa da poco. Devo solo esserne felice ed orgoglioso: era tanto che aspettavo di venire qui. La scorsa settimana abbiamo potuto provare i campi e iniziare l’ambientamento. Però non sentivo quel brividino dentro che provo oggi… Sento addosso una tensione positiva. Da parte mia sono conscio di avere fatto tutto il possibile per arrivare al top e ora l’unica cosa a cui devo fare attenzione e di non rovinarmi il momento per un eccesso di tensione. Voglio godermela fino in fondo”.
Super focalizzato anche Tammaro Cassandro che arriva a questa competizione con un palmarès eccellente fatto da tre titoli mondiali e altrettanti europei: “Mi sento bene, appena entrato in capo il feeling provato è stato quello giusto con sensazioni davvero belle. Però, rimango coi piedi per terra e vediamo cosa succede. Per me sarà necessario evitare di farmi prendere dalla pressione che porta con sé un Olimpiade e avere un po’ di fortuna che in queste competizioni è essenziale.” (Fonte Fabbrica d’Armi P. Beretta)




