TOP-MENU

DI MASSIMO ZARATIN: IL VIAGGIO PROSEGUE

DI MASSIMO ZARATIN: IL VIAGGIO PROSEGUE

Il grande saggio Lao Tzù diceva che “un viaggio di mille miglia deve cominciare con un solo passo”. E’ trascorso un anno, forse poco più, da quando abbiamo cominciato a parlare fra di noi di ambientalismo responsabile, quello che celiamo dentro il nostro cuore, quello derivante dalle tradizioni, dalla cultura del nostro popolo; quello che unisce con un filo sottile ed invisibile gli uomini che vivono la terra. Si è compreso che questi uomini appartengono ad una cultura che abbiamo chiamato “rurale”, in contrapposizione a quella urbana che non condivide alcuni principi ed alcuni valori che noi invece riteniamo sacri. Stiamo assistendo all’alba di un nuovo giorno e la luce accompagnata dalla nostra iniziale flebile voce, prende sempre più corpo e luminosità. Uniti come nella grande manifestazione di Roma del 9 marzo scorso dobbiamo proseguire il nostro cammino tutti assieme perché la strada che stiamo percorrendo è sì quella giusta ma è anche una strada a senso unico; vietato tornare indietro; qualsiasi ostacolo ci venga interposto, esso dovrà essere superato. Come in un qualsiasi lungo viaggio, il cammino raccoglie esperienza, le idee maturano, prendono forma e corpo, ed anche le visioni iniziali cambiano. Quella parte di ambientalismo che raccoglie attorno a sé le persone come noi, o che la pensano come noi, si è reso conto di non essere stato ascoltato per decenni ed ora è pronto a scendere in campo. Per tutto questo tempo, coloro che hanno veramente a cuore l’ambiente, sono rimasti solo dei semplici spettatori tra il fuoco incrociato di due parti ben contrapposte: quello degli speculatori e dei veri distruttori dell’ambiente e dall’altra, quello degli ambientalisti tradizionali dei “no a priori”. Chi invece doveva sicuramente parlare, o non ha parlato, oppure non è stato ascoltato, travolto dall’emozionalità emergente dell’opinione pubblica, inerme spettatrice anch’essa di questa battaglia dai risultati devastanti. Il cammino che abbiamo intrapreso mi sta aprendo sempre più gli occhi su un fatto che ha quasi del paradossale: ancor oggi, se da una parte ci ritroviamo a dover combattere con gli affari dei costruttori, speculatori ed affaristi senza scrupoli che ci rubano l’ambiente, dall’altra, a contrastarli, ci sono solo coloro che vorrebbero mummificare uomo e ambiente, installando magari una biglietteria all’ingresso di quel territorio. Sembra non ci sia scampo…gli uni o gli altri, il nostro territorio ce lo rubano.
Ma scusatemi…e noi che quel territorio lo viviamo, lo coltiviamo, l’abbiamo curato nei secoli traendone sostentamento, non abbiamo nessuno che faccia sentire forte una voce che risulterebbe sicuramente maggioranza tra le altre? E’ mai possibile che in mezzo a questa ipocrita battaglia non si ascolti chi su quella terra ci vive? Durante questo cammino abbiamo raccolto i consensi di diverse associazioni ambientaliste che hanno deciso di marciare assieme a noi, agli agricoltori, ai pescatori e a tutti coloro che parlando la nostra stessa lingua, hanno contribuito a dare forma e corpo al “nuovo ambientalismo”, quello delle “diverse priorità”. Eh si! Proprio quello delle “diverse priorità” perché in questo periodo ho anche compreso che non esiste un ambientalismo vero ed uno falso, non c’è chi fa le cose giuste e chi invece le fa sbagliate; esiste solo una forma di ambientalismo che da decine di anni a questa parte sembra aver scelto di combattere secondo priorità assai diverse rispetto a quelle che avrebbero gli uomini della terra vissuta, gente sicuramente più pratica e ragionevole. Ecco cosa incontreremo prossimamente sul nostro cammino! Una sfida per la salvaguardia del territorio dove dovremo dimostrare che le nostre priorità sono più urgenti, pratiche, scientifiche e risolutive rispetto a quelle ideologiche e “sensazionali” degli ambientalisti tradizionali; dimostreremo che la salvaguardia dell’ambiente è troppo importante per finire preda esclusiva delle trasmissioni “spazzatura”; faremo comprendere a tutti che la battaglia contro il taglio di una siepe di campagna merita di essere combattuta mille volte di più rispetto a quella contro il taglio della coda dei cani affinché tutti capiscano che animalismo non significa ambientalismo e che quest’ultimo, in Italia, è stato troppo succube del primo, se non addirittura assente. Questo posto finora mancante, spetta a noi…e a chi altri sennò? Il momento storico è maturo per gli uomini che lo stanno vivendo ed anche per la politica del momento, preda anch’essa, come l’ambientalismo, dell’animalismo ideologico e salottiero. Ciò che fino a ieri sembrava un’utopia, oggi pian piano sta diventando realtà. I fatti degli ultimi mesi lo confermano! Siamo passati dalle semplici chiacchiere tra cacciatori ad un convegno al Senato sullo “scandaloso” tema “ambientalismo e caccia”. E’ stato formato un Coordinamento Nazionale per la difesa della Cultura Rurale ove agricoltori, allevatori, detentori di animali, cacciatori etc sono seduti allo stesso tavolo in nome di un “Manifesto”da promuovere. Da questo ne è scaturita una manifestazione che ha portato a Roma decine di migliaia di rappresentanti dei vari settori mentre le recenti interrogazioni parlamentari dell’On. Berlato e del Sen. Carrara stanno entrando dirompenti in una scena ambientalista finora vergine. Questo cammino appena iniziato però deve continuare così! Solo una parola renderà possibile uno scenario diverso rispetto a quello visto negli anni bui dell’ambientalismo italiano; questa parola è “coordinamento”. La mia non vuole essere una critica alle nuove realtà nascenti, peraltro tutte tendenti all’unità di una cosa che, ormai sappiamo, non può essere unita e che, anzi, a sua volta provoca ulteriori divisioni, ma ritengo che chi punta ancora a voler riunire sotto un’unica bandiera o a chiamare a raccolta sotto un altro nome il nostro mondo sempre più esiguo e solitario, è rimasto indietro con i pensieri e non si è ancora accorto che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, ed anche di più, c’è ed è vivo più che mai. Indipendenti, ma coordinati in nome della nostra cultura ove, obiettivo su obiettivo, le parti attrici decideranno se scendere o meno in campo con tutte le altre…questa è la vera, grande, unica comunione possibile, già testata positivamente con la partecipatissima manifestazione romana. Un coordinamento nazionale di forze sociali che producono reddito, posti di lavoro e benessere sociale e spirituale all’uomo; queste le uniche forze in grado di portare voci ragionate e responsabili, scevre da qualsiasi tipo di ideologia e che rappresentano la maggioranza in qualsiasi luogo d’Italia. Un modello, quello del coordinamento, che dovrebbe essere esportato in tutti i comuni d’Italia così come sto facendo anch’io nel mio. Un qualsiasi comune “rurale” italiano, soggetto anch’esso alle regole “affaristiche” degli speculatori o in mano a lobby animal-ambientaliste, può far si che la voce della terra si faccia sentire forte attraverso un coordinamento di tutte le forze sociali veramente interessate alla salvaguardia dell’ambiente e delle attività umane ad esso correlate. Basterebbe, in quel comune, un uomo di buona volontà che sapesse chiamare a raccolta i vari presidenti di sezione dei cacciatori, degli agricoltori, dei pescatori, degli allevatori e degli ambientalisti ragionevoli per cominciare a dar vita ad un coordinamento di forze sociali che, ne sono convinto, non troverebbe ostacoli nelle sue richieste e non si farebbe più scippare dalla cultura urbana quel poco territorio rimastoci.

Massimo Zaratin

Le foto presenti su La Dea della Caccia sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo alla redazione - info@ladeadellacaccia.it - che provvederá prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.