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Ekoclub, web e ambientalismo intelligente

Ekoclub, web e ambientalismo intelligente

Intervista esclusiva per “ladeadellacaccia.it” a Mario Spagnesi, presidente di Ekoclub International, l’associazione ambientalista che ha fra i suoi punti di forza la tutela attiva dell’ambiente, come dimostra la gestione dell’Oasi di Cannevié (Fe), senza preclusioni verso attività come la caccia e la pesca praticate in modo sostenibile.

Internet è per sua natura un luogo aperto al confronto senza chiusure ideologiche, un’impostazione che ben s’adatta allo spirito dell’Associazione da lei presieduta. Intendete avvalervi di questo mezzo per diffondere il messaggio Ekoclub?

Innanzitutto voglio ringraziare la redazione di questo blog per avermi offerto la possibilità di esporre i nostri programmi ai lettori interessati alla tutela dell’ambiente. Per quanto riguarda internet, siamo consapevoli che utilizzare al meglio questo importante strumento di comunicazione sia una necessità imprescindibile. Stiamo infatti provvedendo a una nuova veste grafica e redazionale del nostro sito www.ekoclubinternational.it e di quello dell’oasi di protezione di Valle Cannevié, www.oasicannevie.it. Con il primo vogliamo manifestare il nostro approccio alternativo all’ambientalismo fondamentalista oggi imperante. In questo senso, oltre alle pagine istituzionali, parliamo di cultura ambientale partendo, ad esempio, dai grandi padri del naturalismo italiano, penso al prof. Ghigi o al prof. Videsot, per far capire come il rispetto e l’amore per la natura si evolva con la conoscenza e la fruizione delle risorse ambientali, in aperto contrasto con un atteggiamento imperniato sulla preclusione verso l’interazione uomo-ambiente. Per l’oasi, la finalità è di consentire al pubblico, speriamo sempre più ai giovani, di godere delle bellezze di questa zona umida residua delle ultime bonifiche avvenute in Italia negli anni ’60. Insomma, il primo sito diffonde un concetto, il secondo ne mostra la sua applicazione concreta.

Facciamo un passo indietro, perché nacque Ekoclub International?

Nel 1976 l’allora presidente nazionale della Federazione italiana della caccia, l’on. Giulio Caiati, immaginò e realizzò negli anni successivi un’associazione con deciso taglio ambientalista nel contesto del mondo venatorio, che fosse quindi anche punto di riferimento per scelte strategiche di conservazione della natura con la partecipazione attiva degli stessi cacciatori. Un obiettivo importante delegato all’Associazione fu quello di rivolgersi ai giovani in età scolastica allo scopo di offrir loro un modello di relazione con l’ambiente meno intriso di dogmi e ideologie proibizioniste. Ancora oggi Ekoclub si muove su questi principi, ma ha allargato il suo campo d’azione anche nella gestione attiva di zone protette. In ciò è appoggiata convintamente dalla Federcaccia che evidenzia così la sua natura di protagonista impegnata nella gestione di ambiente e fauna senza limitarsi alle sole ricadute venatorie.

Lei che è stato per 22 anni direttore dell’allora Infs, è ancora scienziato stimato e cacciatore, pensa che si possano attivare sinergie tra mondo venatorio, ambientalista e scientifico in favore dell’ambiente?

Se non lo credessi non farei il presidente di Ekoclub. Il mondo venatorio è una grossa risorsa in termini di presenza sul territorio e di volontariato che ha pochi eguali in Italia. In molte circostanze è proprio con l’ausilio dei cacciatori che prendono corpo azioni concrete di gestione della fauna, come ad esempio il controllo delle popolazioni di animali in sovrannumero spesso neanche oggetto di caccia come la nutria. In questo conteso si assiste già a una stretta collaborazione tra mondo scientifico, che detta le regole fondamentali per rendere efficaci gli interventi di contenimento, e quello venatorio che li pone in atto. Anche il mondo ambientalista storico sta pian piano abbandonando le proprie posizioni di chiusura totale: si assiste in alcune realtà territoriali all’assunzione di decisioni condivise sui programmi strategici di gestione faunistica e ambientale. Tutto questo testimonia un’evoluzione lenta ma costante verso un soddisfacente punto d’incontro tra la fruizione e la conservazione delle risorse ambientali.

In pratica, oltre alle campagne di contenimento, dove si può tastare il polso di questa rinnovata collaborazione?

Il luogo d’elezione sono senz’altro gli organi direttivi degli Ambiti territoriali di caccia e dei Comprensori alpini, ai quali è demandata la gestione del territorio e della fauna. In tale contesto si realizzano le condizioni di confronto e di scelte in cui gli interessi del mondo venatorio e di quello ambientalista convergono necessariamente. Questa esperienza può tornare utile a un livello più alto nel “Tavolo degli Stakeholder”, aperto dal ministero delle Politiche agricole per discutere delle modifiche alla legge 157/92. Ferme restando le legittime differenze e le reciproche diffidenze, questo tavolo è un buon punto di partenza per un confronto franco e costruttivo che, lo auspico come cittadino-cacciatore e presidente di Ekoclub, porti a una sintesi tra i vari interessi e nell’interesse di tutti.

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