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FIDC MILANO: “RIDATECI I NOSTRI SOLDI”

FIDC MILANO: “RIDATECI I NOSTRI SOLDI”

Una situazione paradossale dove il cacciatore ha pagato e rischia di non riavere niente. Chiesta agli ATC la restituzione della quota indebitamente versata da numerosi iscritti. Rifare la legge.  

Non era mai accaduto che il cacciatore pagasse per essere beffato. Sta avvenendo in Lombardia e la Fidc di Milano condanna una disposizione della Regione che limita l’accesso agli ATC e, scarsamente pubblicizzata, ha indotto molti cacciatori a versare una quota per un terzo ATC: non potranno cacciare perché ne hanno già altri 2. Così c’è chi usa la norma come un grimaldello e rifiuta di restituire il danaro. “Una situazione paradossale – afferma il presidente di Milano,  Monza e Brianza Rodolfo Grassi – di cui i cacciatori una volta ancora pagano le spese. Come avviene anche a livello nazionale dove è stata dimezzata la somma dovuta alle organizzazioni venatorie e pagata dai cacciatori”. Le accuse sono contenute in una lettera firmata dal presidente, dai due vicepresidenti Alessandro Nova e Maurizio Masiero e dal responsabile commissione ATC Renaro Fratus ed inviata ai direttivi ATC della Lombardia. Il testo contiene anche alcune considerazioni che alla luce di quanto accade appaiono pregnanti. In particolare si fa riferimento alle tasse che i cacciatori pagano, alle ristrettezze del territorio e, indirettamente si accusano anche alcuni direttivi di ATC di voler incamerare soldi indebitamente versati. “La disposizione di Lombardia aggiunta al dimezzamento di quanto dovuto ai cacciatori da parte dello Stato ed attuato fra l’indifferenza di tutti e qual che protesta di vertice men che burocratica, afferma Rodolfo Grassi, rischia di essere la fotografia malinconica e drammatica insieme della caccia nelle regioni ed in Italia. Ogni cacciatore può avere solo un ATC nella provincia di residenza ed uno fuori provincia ma nella regione. Tale recente disposizione è stata poco pubblicizzata e alcuni cacciatori ricevuto l’avviso di rinnovo ad ATC di cui erano soci hanno fatto il versamento ritenuto ora indebito. Hanno subito chiesto, come logico, di essere rimborsati.   

Alcuni membri di ATC si sono espressi contro la restituzione della somma ignorando la buona fede del cacciatore – e non potrebbe essere altrimenti – adducendo le motivazioni più diverse ma prive di alcun fondamento sia giuridico che di opportunità. Di fatto chi chiede, motivandola, la restituzione prima dell’apertura della stagione venatoria non ha ancora esercitato il suo diritto di caccia né usufruito di un servizio conseguente al versamento. “E’ doveroso quindi – scrive Rodolfo Grassi – esaminare le diverse situazioni alla luce della buonafede, e non potrebbe essere altrimenti,  di quanti sottoscrivono la richiesta di recesso considerando fra l’altro che il cacciatore già risulta vessato da una tassa statale di 173,16 euro, una regionale di 64,56, una tessera assicurativa base di almeno 73 euro. Inoltre per poter cacciare deve comunque associarsi ad un ambito che non è altro se non un fazzoletto di terra versando poco meno di 140 euro e subendo una drastica limitazione territoriale della sua libertà di caccia. Quest’anno inoltre i Cacciatori in molte province già subiscono una decurtazione del calendario per esigenze dell’agricoltura dimostrando una sensibilità notevole certamente di difficile reperimento in altre categorie.

E’ solo il caso di ricordare infine che negli attuali momenti di crisi la caccia assume una importante valenza di riferimento accentuando il suo carattere aggregativo e di impiego del tempo libero. E ben lo hanno compreso i membri dell’ATC di Monza e Brianza che – accogliendo una proposta FIDC – hanno ridotto la quota a chi vive con reddito limitato. Un segnale importante anche per la Società civile di cui la Comunità dei cacciatore in generale e dei Federcacciatori in particolare – fa orgogliosamente parte.

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