Un grave atto di bracconaggio su cinque esemplari di Ibis Sacro (specie protetta) nei pressi di Cervia ha suscitato l’immediata presa di posizione della Federcaccia provinciale di Ravenna, che è intervenuta sulla stampa locale con il seguente comunicato: “La Federcaccia nazionale, attraverso le sue diramazioni territoriali, è da tempo impegnata direttamente, insieme ad altre istituzioni, in sinergia con l’Ispra e alcune Università, nel monitoraggio di determinate specie migratrici e svernanti sul territorio italiano. I dati raccolti dai cacciatori vengono organizzati da tecnici esperti e inviati ai suddetti enti per migliorare la conoscenza sulle popolazioni selvatiche e sulla biodiversità. Non ultimo, la Federcaccia nazionale è direttamente impegnata per la salvaguardia e reintroduzione di una specie simile a quella vittima dell’atto di bracconaggio, l’Ibis Eremita. Quindi l’atto suona come uno schiaffo, un’offesa, a quanto il mondo venatorio organizzato sta facendo per la ricerca scientifica e la gestione faunistica. E’ difficile, di fronte a casi come questo, trovare le parole per qualsivoglia commento, tranne quello tout-court dell’irresponsabilità, della bassezza e della giusta condanna. Non è ammissibile in alcun modo e per nessuna motivazione che si compiano atti di così bassa lega, contrari alla legge, contrari al più banale buon senso, e lesivi (per la purtroppo corrente “regola” del fare di ogni erba un fascio) della dignità dei cacciatori rispettosi delle leggi e impegnati sul territorio per l’ambiente e la fauna. Non può essere stato un errore, l’atto di bracconaggio (la parola cacciatore non può entare in questo tipo di dialogo) è indubitabilmente stato voluto e attuato, perché l’Ibis Sacro non può essere in alcun modo confuso con nessuna delle specie cacciabili che interessano il territorio italiano”. Per chi mette in atto gesti così ignobili non c’è posto nei ranghi del cittadino-cacciatore.
