TOP-MENU

A PESCASSEROLI PER PARLARE DEL FUTURO DELL’ORSO MARSICANO

A PESCASSEROLI PER PARLARE DEL FUTURO DELL’ORSO MARSICANO

È stata una giornata intensa quella organizzata a Pescasseroli dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dedicata a fare il punto sul lavoro svolto e sugli impegni futuri per la tutela, una sempre maggior conoscenza dell’orso bruno marsicano e il consolidamento ed aumento della sua popolazione.

Tecnici, amministratori, rappresentanti di associazioni diverse, si sono alternati dal mattino fino al tardo pomeriggio sul palco dei relatori portando esperienze e proposte. Grande interesse per la parte riservata alle relazioni più propriamente tecnico scientifiche, in particolare quella di Cinzia Sulli, responsabile del progetto Life Arctos appena concluso, e quella di Paolo Ciucci, dell’Università la Sapienza sui dati derivanti dal monitoraggio decennale dell’areale centrale di presenza del parco, che ha evidenziato una popolazione sostanzialmente stabile, attorno ai 50 capi, malgrado un buon tasso riproduttivo.

Con la consueta concretezza il professor Luigi Boitani ha concluso la serie di interventi della mattinata sottolineando l’importanza di proseguire e portare fino in fondo sia i diversi progetti di monitoraggio e ricerca, sia la creazione di una “rete” di attenzione nei confronti dell’orso che vada oltre i confini delle aree protette interessate alla sua presenza (Abruzzo, Majella, Sirente – Velino, Monte Genzana).

“Due sono le cose da fare – ha affermato Boitani – complementari e da svolgere contemporaneamente: allargare l’areale distributivo dell’orso e avere una popolazione più numerosa da far diffondere. Il punto debole è quello al di fuori dei parchi e delle aree protette, zone che possono fare la differenza fra sopravvivenza o scomparsa dell’orso”.

Fra gli interventi del pomeriggio spazio anche per il mondo venatorio, che come non hanno mancato di sottolineare in più occasioni sia il presidente del parco Antonio Carrara, che il direttore Dario Febbo, considerano indispensabile per la salvaguardia dell’orso, senza preconcetti e nella diversità dei ruoli. Evidente a tutti l’importanza di essere presenti in un contesto istituzionale che per le sue finalità riguarda anche l’attività venatoria e in cui i cacciatori hanno modo di svolgere un ruolo propositivo, dimostrando l’inutilità di assurde e immotivate chiusure e che caccia e tutela delle specie protette possono coesistere con vantaggi reciproci.

È stato il presidente di Federcaccia Gian Luca Dall’Olio a rappresentare la caccia e i firmatari dell’accordo sottoscritto a maggio dello scorso anno fra le associazioni venatorie (Federcaccia, Liberacaccia, Enalcaccia, ANUUMigratoristi e Arci Caccia), Parco e Ministero dell’ambiente, con il quale è stato riconosciuto l’impegno dei cacciatori e il loro contributo concreto, fatto di conoscenza del territorio e capacità gestionali, un bagaglio di esperienze, professionalità e di amore e rispetto di paesaggio, ambiente e di tutta la fauna, che fa sì che anche le specie protette siano sentite da ogni cacciatore come un patrimonio proprio, da difendere e salvaguardare, nell’interesse di tutta la comunità, come ha ricordato nel suo intervento il presidente Dall’Olio, sottolineando che il mondo venatorio si deve aprire ad orizzonti più vasti e non guardare solo al proprio interno.

“L’impegno del mondo venatorio per la tutela dell’orso bruno marsicano si esplica su diversi campi di azione, all’interno e all’esterno del Patom. Ad esempio abbiamo dato la nostra disponibilità a partecipare al progetto di Federparchi ‘Insieme per l’Orso marsicano’ presentato da Giampiero Sammuri all’interno del più ampio programma ‘Ambiente, legalità, lavoro’ che prevede fra le altre cose la formazione dei nuclei cinofili antiveleni e la gestione degli orsi confidenti.

Fra gli impegni sottoscritti esplicitamente nel Patom abbiamo individuato l’obbiettivo di un impiego meno impattante dei cani nelle zone di pre parco durante l’esercizio del prelievo venatorio del cinghiale nelle braccate e nella forma della girata. Una maggiore attenzione all’uso dell’ausiliare, meglio addestrato e disciplinato, quindi più in mano al conduttore nel rispetto delle caratteristiche del cane da seguita.

Un obbiettivo, non penalizzante, ma che anzi sviluppa e affina le doti qualitative del cane, rendendo il suo lavoro più efficace, e che può essere esteso anche ad altre forme di caccia, come quella alla lepre ad esempio”.

Una forma di caccia quest’ultima, ha ricordato Dall’Olio, che da sempre si esercita nel nostro Paese, e in particolare in Abruzzo, utilizzando il cane a singolo, in coppia o pariglia. Anche a questi va applicato un addestramento che consenta di averli nelle mani del conduttore, così come molti cacciatori, che caccino a singolo, in coppia o pariglia, hanno disciplinato i loro ausiliari affinché non inseguano altra selvaggina.

Proseguendo nel suo intervento il presidente ha poi richiamato sulla necessità di un maggior coordinamento e omogeneità nella stesura dei piani faunistici e dei calendari venatori fra gli assessorati competenti, per arrecare meno disturbo possibile all’orso nel periodo immediatamente precedente al letargo, quando è più attivo nella ricerca di cibo e quindi sono più facili gli incontri, con un occhio di riguardo all’inizio del periodo della la caccia al cinghiale, spostato a inizio novembre invece che ai primi di ottobre.

“È poi necessario lavorare anche sul piano della formazione dei cacciatori in attività come il selecontrollo – ha proseguito il Presidente Dall’Olio, che può affiancare alle forme di caccia tradizionali, una formazione che innalzando la conoscenza dei praticanti ne innalza anche il coinvolgimento in modelli gestionali più efficaci e maggiormente rispettosi delle necessità di una specie preziosa come l’orso marsicano. Anche in questo – ha affermato – per la realizzazione dei corsi, ci rendiamo disponibili ad operare e a mettere le necessarie risorse”.

In un’ottica di collaborazione reciproca ha poi concluso con una proposta volta al recupero di un’altra specie preziosa e in difficoltà, cara ai cacciatori, ovvero la starna: “Pensare ad un serio progetto di reintroduzione e di gestione della starna che abbia speranza di successo richiede una estensione di territorio protetto che solo un parco può garantire. Sarebbe un bell’esempio di collaborazione fra portatori di interessi diversi da cui tutti trarrebbero indubbio vantaggio se potesse essere messo in campo proprio qui, all’interno del parco d’Abruzzo”.

Una proposta che ha sollevato l’interesse del direttore e del presidente del Parco e sulla quale senza dubbio si potrà tornare a discutere.

, ,