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AREZZO, IL LUPO ARRIVA IN CITTA’: SALE L’ALLERTA NELL’ARETINO

Questo non è l’inizio di una favola a lieto fine, ma la cruda realtà dei fatti che riporta di nuovo altissimo l’allarme lupo. Siamo a Bibbiena, nella zona residenziale a due passi dal paese, più precisamente all’Azienda Agricola Fattoria di Marena del Dott. Fabio Ferri dove conduce insieme alla moglie, un’azienda zootecnica con vacche nutrici oltre a produrre seminativi, occuparsi di forestazione e dell’agriturismo.

“Abbiamo subito l’attacco di un lupo, un assalto avvenuto a pochi metri dalle acque della piscina e da una delle coloniche che affittiamo a turisti che arrivano qui da ogni parte del mondo – spiega il Dott. Ferri – è stato un assalto avvenuto in più giorni, probabilmente di un animale solo che è ritornato nei suoi passi poiché ancora non sazio. A pagarne i conti gli animali di pregio che teniamo in azienda come attività didattica dell’agriturismo, una pecora ed una capra che sono state sbranate e lasciate nella stessa zona dall’animale affamato. Il lupo ha oltrepassato la recinsione all’interno dell’agriturismo, proprio nel mezzo della struttura che è vissuta da noi titolari e dagli ospiti”.

Adesso per i titolari dell’azienda, inizia una fase di allarme perché il recinto non è sufficiente per contenere gli animali dell’allevamento e metterli in sicurezza. “La preoccupazione è fortissima, se il lupo è arrivato qui, a due passi dalle abitazioni, non avrà difficoltà a raggiungere il pascolo dove teniamo gli altri animali. A luglio cominceranno a nascere i vitelli – afferma Ferri – ma da oggi le vacche, sono costretto a tenerle dentro e non posso più permettermi di farle partorire al pascolo, questo significa subito aumento dei costi legati al personale che devo impiegare. Non solo, perché gli animali entreranno in una fase di stress che potrebbe provocare aborti e quindi ulteriore nuove perdite per l’azienda. Lavorare così diventa difficile e il caso che ci ha colpiti in prima persona sta aumentando la frizione fra il mondo selvatico e quello entropico”.

“Le imprese non possono più sostenere questa situazione – illustra il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi –  vanno attivati interventi per ricostituire un equilibrio che negli ultimi anni è saltato. La Regione Toscana dovrà rendersi parte attiva nei confronti del Governo e delle altre Regioni perché venga adottato il Piano di conservazione e gestione del lupo, con l’immediata applicazione di tutte le misure in esso originariamente previste e finalizzate a preservare la specie, evitando che questa confligga con attività di allevamento ed in generale con insediamenti umani, attraverso un riequilibrio della presenza del predatore sui diversi territori per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole che quotidianamente si vedono costrette a fare i conti, così come denunciato dal nostro socio Ferri, con una realtà drammatica e ad altissimo rischio, per la produttività aziendale e per la sicurezza della persone che lavorano, vivono e soggiornano nelle strutture”.

Proprio nei giorni scorsi si è tenuto un nuovo vertice voluto da Coldiretti a livello regionale per affrontare l’annosa questione. “Il lupo deve stare nel suo habitat, – commenta il Presidente di Coldiretti Toscana e Arezzo Tulio Marcelli – nel momento in cui queste condizioni vengono meno, è necessario adottare tutte quelle misure volte a tutelare il lavoro delle imprese agricole e la sicurezza dei cittadini. Il superamento del “de minimis” è un fatto importante ma abbiamo chiesto alla Regione di estenderlo anche ai danni indiretti come aborto, perdita della produzione di latte e carne, che incidono in modo assolutamente rilevante sui bilanci delle aziende anche in termini di impegni e contratti commerciali. Il problema centrale è il reperimento delle risorse.

Per la liquidazione delle domande relative ai danni degli anni passati, grazie anche agli ultimi stanziamenti del bilancio regionale, sollecitati più volte da Coldiretti, alcune esigenze sono state soddisfatte. Occorre una svolta nella gestione delle risorse per il ristoro dei danni da predazione – prosegue Marcelli – la salvaguardia del lupo come specie protetta non può gravare sulle spalle del mondo agricolo e per questo che abbiamo sollecitato la Regione a reperire ulteriori risorse di bilancio, che non gravino sul nostro settore”.

Se la protezione del lupo è d’interesse collettivo, è necessario che l’intera collettività, e non solo il mondo agricolo, se ne faccia carico. Coldiretti continuerà a svolgere un’azione decisa anche a livello nazionale perché vengano individuati finanziamenti adeguati.

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