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CCT. MODIFICHE ALLA LEGGE SULLE AREE PROTETTE: GESTIONE FAUNISTICA A RISCHIO

La Confederazione Cacciatori Toscani (Federcaccia, ANUUMigratoristi e ARCT) ha presentato a Lucca presso la sede della Provincia, uno studio sulle conseguenze prodotte dalle modifiche alla legge 394 sulle aree protette attualmente in discussione.

Dopo l’introduzione del consigliere provinciale Stefano Reali, il segretario CCT Marco Romagnoli e il presidente di Federcaccia Toscana Moreno Periccioli hanno illustrato ai numerosi giornalisti presenti in sala riflessioni e rischi legati alla riforma della cosiddetta legge sui parchi così come attualmente formulata, sollecitando  di un ripensamento al Parlamento ed al Governo e alla Regione Toscana di un deciso intervento per la difesa di ruoli e competenze proprie.

Di seguito il comunicato stampa rilasciato al termine dell’incontro e in allegato due approfondimenti sempre a cura della Confederazione.

La normativa che modifica la legge 394 sulle aree protette, in dirittura d’arrivo al Senato, contiene aspetti che rischiano di rendere decisamente più difficile la gestione della fauna e di compromettere una situazione già complessa, in alcuni casi drammatica per quanto concerne il controllo delle specie ungulate.

I meccanismi che vanno in approvazione, con le procedure introdotte nelle attività di controllo di alcune specie, cinghiali in primis, e l’esautoramento degli Ambiti Territoriali di Caccia, pongono in discussione anche i meccanismi di prevenzione e risarcimento dei danni a tutto discapito delle attività agricole.

Sul fatto che ci fosse bisogno di mettere mano alla legge sulle aree protette c’era da tempo un vasto accordo. Contrari o molto critici, immotivatamente, WWF, Lipu, Lav Lac di fronte ai timidi tentativi di svecchiamento per rendere i parchi “non solo un presidio di difesa del patrimonio ambientale, ma anche un vero e proprio motore di sviluppo per l’economia locale” come ha dichiarato Silvia Velo, sottosegretario all’Ambiente.

Quello che denunciamo è il permanere di una antistorica preclusione nei confronti della caccia. Nei parchi di tutto il mondo il prelievo faunistico è consentito; sulla base di regole stringenti, ma consentito. Non siamo per la caccia nei parchi ma siamo perché un’attività venatoria regolamentata e controllata sia assunta come strumento di conservazione e gestione.

Pur prendendo atto degli sforzi compiuti, la Confederazione Cacciatori Toscani lancia con forza un grido d’allarme e presenta uno studio di dettaglio da cui emerge che un vero e proprio tsunami sta per abbattersi sul territorio toscano, sul mondo venatorio e sulla gestione faunistico – venatoria.

Per la caccia si tratta di una immotivata sottrazione di spazi con una perdita secca di territorio a disposizione. Il dispositivo pensato per le aree pre – parco, sin qui regolato in Toscana dal principio di ammissione dei cacciatori iscritti all’ATC nel cui perimetro tali aree sono collocate, riduce l’agibilità ai soli residenti. Non basta neppure la residenza anagrafica nel comune cui le aree contigue ricadono.

Qualche dato tratto dallo studio prodotto dalla CCT:

587 appostamenti ricadenti all’interno delle aree contigue: oltre 2000 cacciatori interessati.

Distretti di caccia al cinghiale, l’esempio di Lucca: scompaiono i distretti 1,2,12,14 e si riducono il 3, il 4, il 10e il 16, coinvolgendo 31 squadre e 1424 cacciatori.

Nel 2016-2017 nei distretti interessati dalle Aree contigue sono stati abbattuti 2019 cinghiali il 46% di abbattimenti dell’intero ATC lucchese: chi se ne occuperà adesso e chi pagherà i danni?

La fotografia presentata dalla CCT accende i riflettori anche sulle conseguenze che le modifiche alla 394 comportano per tutte le aree di Rete 2000 e per le Anpil, oltre un cinquantina su cui sino ad ora il divieto gravava su un pugno di unità.

Al Parlamento ed al Governo la CCT chiede un ripensamento ed alla regione Toscana un deciso intervento per la difesa di ruoli e competenze proprie.

Scheda analitica

Presentazione CCT modifiche legge 394

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