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CENSIS-ENPAIA: PER 96,1% ITALIANI AGRICOLTURA IMPORTANTE PER ECONOMIA PAESE

La parola d’ordine è Made in Italy. Per affrontare le sfide complesse del post Covid-19 l’Italia riparte dall’agricoltura, decisiva per economia, occupazione e turismo. Ad analizzare lo scenario del settore tracciando le prospettive del dopo lockdown è il primo rapporto dell’Osservatorio sul mondo agricolo Enpaia-Censis presentato oggi. Lo studio, dal titolo “Il valore dell’agricoltura per l’economia e la società italiana post Covid-19“, si pone l’obiettivo di raccontare il valore economico e sociale dell’agricoltura e capire se questo settore può rappresentare uno dei motori di crescita nel Paese e favorire il rilancio dell’occupazione.

“L’Osservatorio Enpaia-Censis si pone come riferimento della filiera del cibo e vuole rendere evidente a tutti il valore dell’agricoltura e dei suoi protagonisti. Il Covid – ha affermato il presidente di Enpaia, Giorgio Piazza – è un punto di ripartenza, considerando che l’agricoltura italiana è al secondo posto nella Ue per valore aggiunto con 34,6 miliardi di euro e contribuisce per il 14,3% al sistema agricolo Ue. Una buona agricoltura significa imprese di qualità, ma anche sostenibilità e attenzione alla salute dei cittadini. In tal senso, deve essere posta tra le priorità del governo nelle scelte pubbliche su finanziamenti e investimenti”.

“Covid-19 – ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita – è stato un importante stress test anche per l’agricoltura, che veniva da un lungo periodo positivo di rigenerazione in cui si è imposta come traino della filiera del cibo. Anche nel clima di paura e incertezza del post pandemia, l’agricoltura resta strategica per creare nuove imprese e occupazione aggiuntiva. Dovrà però fare i conti con consumatori molto cauti nella spesa, che non transigono su qualità e sicurezza dei prodotti”.

Con 732mila imprese attive, quasi 900mila addetti, 44 miliardi di euro di export con +26,2% reale nel 2014-2019 (+15,9% del totale economia), all’arrivo dell’emergenza sanitaria l’agricoltura italiana – rileva il rapporto – si mostra in buona salute, dinamica e vitale nonché strategica per l’economia, il turismo e lo sviluppo occupazionale tra i giovani. Dall’indagine emerge che il 96,1% degli italiani reputa l’agricoltura importante per l’economia del nostro Paesel’86,5% la considera fonte essenziale di posti di lavoro e il 90,9% la ritiene utile per la promozione e l’attrattività turistica dei territori.

L’elevata social reputation dell’agricoltura tra gli italiani li porta ad avere alte aspettative sul suo ruolo nel dopo Covid-19. Secondo l’89,2% degli italiani si tratta di un settore produttivo che, grazie all’attività di imprese e agriturismi offre ampi margini di crescita e ripresa economica. Questo anche in seguito al ruolo attivo ed essenziale avuto nel periodo di lockdown nel garantire i rifornimenti alimentari agli italiani costretti a rimanere chiusi in casa. Il settore mostra buone prospettive anche sul fronte della creazione di nuova occupazione. Per l’87,9% degli italiani nel post Covid-19 l’agricoltura sarà, infatti, motore per la creazione di nuovi posti di lavoro e di opportunità di fare impresa, anche per i giovani. La pensano così l’87,5% dei residenti nel Nord-Ovest, l’88,2% nel Nord-Est, l’85,6% nel Centro e l’89,5% nel Sud-Isole.

La riflessione sull’agricoltura è incastonata dal rapporto in un contesto segnato da incertezza economica, crollo di interi settori significativi per essa e segnali di crisi sociale. La pandemia ha, infatti, generato una crisi sociale senza precedenti e con il lockdown gli italiani hanno dovuto far fronte a una disponibilità economica che si è gravemente ridimensionata. Ad oggi, – si legge nello studio – il 45% di loro dispone di cash per restare a galla solo per tre mesi, acquistando prodotti essenziali e pagando debiti ineludibili. Sono 7,5 milioni le persone che nell’emergenza sanitaria hanno chiesto e ottenuto aiuto economico da familiari o amici. Inoltre, 1 milione di italiani hanno subito un calo del 50% dei propri redditi e pensano di ritrovarsi con zero risorse entro un anno.

Il blocco delle attività di somministrazione durante il periodo di permanenza forzata a casa – rileva l’Osservatorio – ha prodotto il crollo della spesa per alberghi, ristorazione, esercizi pubblici, con un -34 miliardi di spesa stimati a fine anno (-40% reale su base annua), parzialmente ammortizzati dall’incremento atteso di circa 10 miliardi di euro (-6 % reale) della spesa per consumi domestici. Il saldo negativo finale è comunque un colossale -24 miliardi a fine anno (-10% reale).

Il post Covid-19 ha così generato nuove abitudini nel rapporto con il cibo e i consumi alimentari. Gli italiani hanno cominciato a risparmiare di più, ricorrendo ai discount (+18%) e agli ipermercati (+3%) ed è cresciuta l’attenzione sociale al cibo, con il 25% degli italiani (41,8% tra i 25-34enni) che ha dedicato più tempo a colazione, pranzo e cena, e il 32% che vi ha dedicato più tempo del solito, con quote analoghe tra maschi e femmine. Da sottolineare, inoltre, l’incremento di attenzione sociale per cibo e cucina dei millennial, inclusi i maschi.

In tale scenario, secondo l’Osservatorio, emerge un nuovo importante ruolo dei prodotti “made in Italy”. Il 91% è pronto ad acquistare più alimenti di produzione italiana, dal vino ai formaggi, per la qualità, per la sicurezza e per solidarietà ai nostri agricoltori. Rivalutata, inoltre, anche la necessità di una maggiore trasparenza con l’89% degli italiani che punterà su alimenti la cui etichetta rende evidente origine, ingredienti, lavorazione, cioè prodotti con una tracciabilità trasparente. Lo faranno di più millennial (86,7%), laureati (86,3%) e bassi redditi (94,6%), e in ogni caso la tracciabilità si imporrà sempre più come criterio regolatore generale dei nuovi consumi alimentari. (Fonte CIA)

 

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