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CIA UMBRIA: TORNANO I CINGHIALI ED È DI NUOVO EMERGENZA

Continua la problematica dei cinghiali in tutto il Centro Italia, dove la presenza massiccia di questi animali provoca danni soprattutto alle coltivazioni. La Cia-Agricoltori Italiani dell’Umbria chiama a raccolta tutti gli agricoltori e le Istituzioni e propone “L’adozione di un Piano Pluriennale regionale con obiettivi chiari di gestione faunistica”. In Umbria, infatti, la gestione degli ungulati e della fauna selvatica in generale è ormai una questione all’ordine del giorno che mette a rischio oltre che le produzioni tipiche e di qualità, anche l’ambiente, il paesaggio, ma anche l’incolumità pubblica se pensiamo ai cinghiali e ai caprioli come cause di sinistri stradali.

Da qualche anno ormai i danni causati dal sovrappopolamento e dalla distribuzione delle diverse specie sono progressivamente aumentati cosi che in Umbria si registra una spesa che raggiunge fino a decine di milioni di euro spesso a carico solo degli agricoltori. Il Presidente della Cia Matteo Bartolini si esprime in merito e manifesta la necessità di un nuovo approccio nella gestione del contenimento e dichiara: “Non può più essere la stessa squadra della zona a gestire il contenimento”.

Mentre da un lato, solo qualche giorno fa, la Giunta regionale dell’Umbria, su proposta dell’Assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini ha adottato un nuovo regolamento regionale (n.5 del 2010) che prevede tempi più brevi per l’intervento diretto da parte dei proprietari /conduttori dei fondi agricoli in cui i cinghiali stiano danneggiando le produzioni agricole; dall’altro il Tar con la sentenza del 5 Luglio rigetta l’appello dell’ATC Ternano-Orvietano che si opponeva alla disposizione regionale del 2010 in merito ai contributi economici la quale stabiliva che: “Gli ATC dovrebbero esigere/imporre tali spese ai cacciatori operanti nel loro distretto con la previsione di piani più adeguati di abbattimento”.

Alla luce di questa situazione la Cia Umbria si schiera al fianco degli agricoltori e solleva la questione dei risarcimenti del 2017 che gli ATC, tra cui l’ATC PG 1, ancora devono erogare. Un nuovo approccio al contenimento non è più rinviabile, come non lo è più lo snellimento delle procedure burocratiche per la richiesta degli indennizzi, il risarcimento dei danni subiti e la liquidazione dei danni degli anni precedenti da parte dei nostri agricoltori le cui rovine subite sono di gran lunga superiori al compenso tanto atteso.

“Non è più possibile attendere così a lungo per ricevere i risarcimenti, i nostri agricoltori stanno subendo danni devastanti sulle produzioni -dichiara Matteo Bartolini Presidente della Cia- i quali con le loro colture ‘sfamano’ oramai da tempo gli animali selvatici di proprietà dello Stato mentre già negli altri Paesi Europei l’animale è di proprietà del titolare del fondo in cui si trova”.

Inoltre Bartolini rivendica “Il Diritto a Coltivare”, questione necessaria per ripopolare tutte quelle aree collinari e montane dove uno dei fattori che ne causano l’abbandono è l’impossibilità di coltivare a causa della presenza dei cinghiali che ogni giorno compromettono il lavoro e i guadagni dei nostri agricoltori.

“Tutti -continua il Presidente- agricoltori, cacciatori, ambientalisti e Istituzioni si devono interfacciare con le incongruenze che in questi anni hanno collocato l’agricoltura collinare e montana in una posizione di subalternità rispetto all’attività venatoria”.

Sebbene sia ottima la novità introdotta dalla Consigliera Carla Casciari sull’intenzione di creare un sistema di filiera corta che sappia valorizzare al meglio la qualità della carne ottenuta dall’abbattimento dei selvatici durante la caccia da contenimento, per la Cia-Agricoltori Italiani dell’Umbria.

“E’ necessario che questa proposta si trasformi al più presto in azioni concrete; non c’è più tempo! Riteniamo utile -continua Bartolini- aprire un confronto a partire proprio dagli attori principali e istituzionalmente responsabili del territorio, per arginare l’attuale invasione e predisporre un Piano Pluriennale che garantisca controllo, prevenzione e protezione per il futuro e che avvii al più presto possibile un percorso in collaborazione tra gli agricoltori delle altre regioni e le istituzioni politiche locali affinché il Governo centrale modifichi la Legge Nazionale in materia di protezione della fauna selvatica”.

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