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CO2 NELL’ATMOSFERA: RAGGIUNTO RECORD ASSOLUTO

La concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto il record assoluto. Ad affermarlo è l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che interviene sul tema a poche settimane da Cop 24, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma dal 3 al 14 dicembre a Katowice, in Polonia.

La presenza di CO2 -riporta LIFEGATE che ha preso in esame il rapporto Omm dell’ultimo 22 novembre- è aumentata del 146% rispetto ai livelli pre-industriali, toccando le 405,5 parti per milione nel corso del 2017, contro le 403,3 dell’anno precedente e le 400,1 del 2015. Dati simili solo 3/5 milioni di anni fa, quando la temperatura era di 2-3 gradi centigradi più alta rispetto ad oggi, e il livello dei mari era da 10 a 20 metri superiore.

Come se non bastasse, anche altri due gas che incidono sul clima, hanno raggiunto picchi mai toccati: il metano, la cui presenza è del 257% più alta rispetto all’epoca pre-industriale e il triclorofluorometano (CFC-11) già da anni regolamentato perché pericoloso anche per lo strato di ozono. Stando agli scienziati, solo una bacchetta magica permetterebbe di far sparire CO2  in eccesso, tenuto conto del fatto che resta per secoli nell’aria e negli oceani.

In vista di Cop 24, se torniamo all’accordo di Parigi, firmato nel 2015 da ben 196 Paesi (Cop 21), questo prevedeva di contenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro i 2°C entro la fine del secolo, meglio entro 1,5°C, raggiungibile soltanto mediante l’azione combinata della riduzione delle emissioni di CO2, da una parte, e il potenziamento del sequestro del carbonio presente in atmosfera, dall’altra.

Inoltre, al di sopra di questa soglia, ritenuta invalicabile -riporta Edagricole– il costo sociale ed economico (per ogni tonnellata di CO2 emessa dall’uomo nell’atmosfera, l’umanità paga un conto di 417 dollari –  rivista scientifica Nature Climate Change) diverrebbe incalcolabile e porterebbe anche a una brusca recessione economica legata ad un aumento delle migrazioni delle popolazioni e da una concomitante caduta del reddito medio pro-capite e del prodotto interno lordo globale.

Catastrofi naturali e perdita di produzione agricola causate da eventi climatici estremi (es. bombe d’acqua, inondazioni, frane, smottamenti, siccità, ondate di calore, gelo, trombe d’aria, uragani, tifoni, ecc.) saranno alla base di questo impoverimento più o meno generalizzato dell’intero pianeta terra. La riduzione dell’impronta del carbonio in tutte le filiere agroalimentari è oggi una necessità inderogabile. Per questo si fa strada un approccio sostenibile che passa per esempio per lo spostamento delle coltivazioni in aree più idonee, l’uso di cultivar resistenti, gli inerbimenti ed i sovesci, l’ottimizzazione dei pascoli, i modelli di coltivazioni maggiormente rispettosi dell’ambiente, l’agricoltura di precisione ed il rateo variabile, le macchine e le attrezzature eco-compatibili di ultima generazione.

Ci si attende molto dall’incontro di Katowice, che ironia della sorte è il cuore carbonifero della Polonia, nazione che, appunto, sfrutta la fonte fossile più dannosa per il clima. Al centro dell’attenzione il “Dialogo di Talanoa” che ha l’obiettivo di rivedere le promesse avanzate dai governi (le Nationally determined contribution) in materia di riduzione delle emissioni di CO2.  (Fonte CIA)