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BRUZZONE e BATTISTONI

CONTINUANO LE INTERROGAZIONI PERCHÉ LA CACCIA POSSA RIPRENDERE

Proseguono in Parlamento gli interventi degli onorevoli a favore di una ripresa dell’attività venatoria in tutte le regioni.

Di seguito riportiamo due interrogazioni in merito alla possibilità di continuare a praticare l’attività venatoria, anche nelle zone rosse, presentate dal Sen. Bruzzone (Lega) e altri e dal Sen. Battistoni (FI) e altri nella giornata di ieri.


BRUZZONEBERGESIOCENTINAIOVALLARDIDE VECCHISFUSCO – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Premesso che:

in base alle ordinanze del Ministro della salute 4 novembre, 10 novembre e 13 novembre 2020, adottate ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 novembre 2020, è stata imposta la sospensione o la forte limitazione dell’esercizio venatorio nelle regioni caratterizzate come “rosse” e “arancioni”;

in un momento particolarmente difficile come l’attuale, a giudizio degli interroganti, le istituzioni dovrebbero dimostrare vicinanza al mondo dell’associazionismo, e nel caso specifico quello venatorio, e non indebolirlo con provvedimenti che, dettati da posizioni puramente ideologiche, nulla hanno a che vedere con la necessità sanitaria di contenimento dell’epidemia;

la quasi totale chiusura del Governo nei confronti dell’attività venatoria, infatti, non trova riscontri di natura scientifica, visto che la caccia è un’attività che si pratica in quasi totale isolamento e in spazi ampi e lontani dai centri abitati, risultando inoltre in assoluto contrasto con le decisioni assunte da gran parte degli Stati della UE, fra cui Austria, Belgio e Germania;

il mondo dell’associazionismo venatorio italiano rappresenta una realtà economica importante per il Paese, con 100.000 addetti che gravitano a vario titolo attorno al settore;

l’interesse del mondo venatorio su temi che riguardano l’ambiente, la sostenibilità e la gestione della fauna selvatica fa di questa realtà un’indispensabile risorsa a favore di azioni di contenimento delle specie invasive, difesa dell’agricoltura, e più in generale di tutela del territorio; pertanto un suo divieto indiscriminato rappresenterebbe, oltre che un’offesa al buon senso, anche una minaccia al mantenimento del giusto equilibrio del rapporto tra fauna, uomo e ambiente,

si chiede di sapere:

se si voglia fornire un’indicazione, anche mediante il supporto del comitato tecnico scientifico, riguardo a quali reali rischi, in termini di sicurezza sanitaria, possano derivare dallo svolgimento di un’attività quale quella venatoria, prevalentemente praticata singolarmente e in ampi spazi;

in mancanza di tali indicazioni, se non si ritenga di dover riconsiderare l’opportunità di regolamentare il prelievo venatorio in maniera più organica e funzionale, quanto meno all’interno di ogni ambito territoriale di caccia di appartenenza, al fine di non penalizzare per ragioni squisitamente politiche un’intera categoria di cittadini che vedono ingiustamente leso il proprio diritto ad esercitare un’attività per definizione svolta in solitudine e all’aria aperta, al pari delle altre consentite.

(3-02106)



BATTISTONI
CALIGIURIBERARDI – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. – Premesso che:

l’art. 16 della legge n. 157 del 1992 disciplina le aziende faunistico-venatorie e le aziende agrituristiche venatorie. Le prime come soggetti non a fine di lucro, con finalità naturalistiche e faunistiche, le altre, ai fini di impresa agricola, nelle quali sono consentiti l’ammissione e l’abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento;

come è noto, le aziende faunistico-venatorie adempiono agli obblighi previsti dalle normative vigenti, in particolare incentivando l’incremento della fauna omeoterma, sia all’interno del proprio territorio, sia per l’irradiamento all’esterno del loro perimetro. Sono obbligate, quindi, a prevedere una gestione responsabile del patrimonio faunistico, inteso come risorsa rinnovabile, salvaguardare e ripristinare le diversità ambientali e le qualità dell’habitat, nonché rivitalizzare e rianimare le zone rurali, recuperando quelle marginali, in modo da proporre la loro gestione faunistico-ambientale, a scopo venatorio, come un fattore positivo ben integrato nel contesto socio-economico e ambientale;

coloro che nelle riserve di diritto esercitano l’attività venatoria in esecuzione dei piani di prelievo, a seguito dell’incarico ricevuto in tal senso in base alla legge, fondano il loro agire sui ritmi della natura e svolgono un’attività inderogabile e non rinviabile, facendosi carico di una grande responsabilità sociale ed economica;

d’altra parte, invece, la caccia viene intesa come attività sportiva che si pratica all’aperto e in forma individuale;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 novembre 2020 il territorio è stato diviso in 3 diverse aree, note come zona gialla, arancione e rossa, con relative diverse imposizioni di restrizioni, in base al livello di rischio e dello scenario epidemico della zona interessata;

quindi, in tutto il territorio nazionale sono vietati gli spostamenti dalle ore 22 alle ore 5, mentre nelle zone rosse sono vietati tutti gli spostamenti, a qualsiasi ora, sia nel proprio comune che verso i comuni limitrofi, ad eccezione di quelli per comprovati motivi di lavoro, necessità o di salute. Resta comunque la possibilità, in tutte le zone, di svolgere individualmente attività motoria, purché nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso tutelare il grande lavoro delle aziende faunistico-venatorie, permettendo loro di continuare a praticare l’attività venatoria, anche nelle zone rosse, al fine di preservare l’habitat naturale ed evitare ulteriori ingenti danni all’agricoltura, costituendo una situazione di necessità ai sensi delle misure anti COVID-19;

se non ritenga discriminatoria la possibilità di fare attività motoria all’aperto, individuale, rispetto all’impossibilità di esercitare l’attività venatoria, rispettando i dettami dei protocolli anti COVID-19.

(3-02108)

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