TOP-MENU

cinghiale

COVID E CACCIA. IN EMILIA ROMAGNA QUALCOSA SI MUOVE

“Accogliamo positivamente la decisione della Regione che, prima in Italia, ha ridato il via libera all’attività venatoria per chi svolge attività di controllo faunistico, sotto il coordinamento delle Polizie Provinciali”. Commenta così Coldiretti Emilia Romagna il provvedimento di viale Aldo Moro che permette la ripresa della caccia giustificata da comprovati motivi di lavoro all’interno del territorio regionale. Ciò consente ai cacciatori di selezione a e quelli individuati dagli ATC di ricominciare la caccia ai selvatici, in particolar modo agli ungulati, che, complice anche lo stop dovuto alle misure anti covid, stanno causando numerosissimi danni alle colture degli imprenditori agricoli, ma si rivelano anche un grave pericolo per l’incolumità dei cittadini.

“Non più tardi di due settimane fa” continua Coldiretti regionale “avevamo denunciato il problema in seguito all’incidente che era costato la vita a un 63enne che aveva sbandato dopo aver evitato un cinghiale nel piacentino”.

L’ incontrollata proliferazione degli animali selvatici, con il numero dei cinghiali presenti in Italia che ha superato abbondantemente i due milioni, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città, rappresenta inoltre un pericolo per la salute – conclude Coldiretti Emilia Romagna – anche per i rischi provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina. Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati.

Semaforo verde anche per la caccia al cinghiale esercitata al di fuori dell’attuazione dei Piani di Controllo faunistici demandati alle Polizie Provinciali.

Come si legge nelle FAQ della Regione infatti, “tale particolare attività venatoria viene svolta non solo dai cacciatori di selezione (che agiscono singolarmente), ma soprattutto dai cacciatori in squadra di braccata, che agiscono in gruppi composti da un minimo di 15 a un massimo di 40 persone, oltre ai cani limieri usati per la caccia al cinghiale, con nominativi di cacciatori e zone di competenza individuati da ciascun Ambito Territoriale di (Caccia A.T.C.) e approvati dall’Amministrazione regionale Servizi Territoriali Agricoltura, Caccia e Pesca competenti per ciascuna Provincia (S.T.A.C.P.).

Alla luce delle modalità di svolgimento e, tenuto conto della funzione che quest’attività venatoria mira a realizzare in termini di prevenzione e controllo sanitario della diffusione della Peste Suina Africana (P.S.A.) unitamente alla tutela dell’agricoltura e della prevenzione degli incidenti stradali, si ritiene ammissibile che ai fini della composizione delle squadre i soggetti possano provenire da Comuni e/o regioni diverse, purché:

  • ne diano adeguata dimostrazione;
  • rispettino le misure di distanziamento sociale disposte sia dal DPCM del 3 novembre 2020, sia dall’Ordinanza del Presidente della Regione Emilia Romagna del 12 novembre 2020.

Le foto presenti su La Dea della Caccia sono in parte prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione potranno segnalarlo alla redazione - info@ladeadellacaccia.it - che provvederá prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.