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EMILIA ROMAGNA. FEDERCACCIA C’È. E FA FATTI, NON PAROLE

Dall’ordinanza che ha consentito di riaprire addestramento e selezione, all’approvazione del calendario regionale Federcaccia Emilia Romagna ha dimostrato come sempre di essere dalla parte della caccia e dei cacciatori

Grazie a un attento e impegnativo lavoro di squadra da parte del regionale e di tutti i dirigenti provinciali dell’Emilia Romagna, con l’Ordinanza di giovedì scorso è stato ancora una volta portato a casa un risultato importante, assolutamente non scontato, che viene incontro alle richieste non solo dei cacciatori, ma anche degli altri fruitori del territorio e della campagna.

Era necessario e importante trovare la condivisione con l’Ufficio legislativo della Regione e con i dirigenti dei diversi Settori, soprattutto per evitare di emanare norme in contrasto con quanto stabilito dal Governo ed esporsi così al rischio di impugnazione.

Legiferare in un momento di emergenza quale quello che stiamo vivendo ha portato a un forzato allentamento degli usuali rapporti di confronto fra Regione e portatori di interesse, per cui consideriamo estremamente positiva la volontà espressa dall’Assessore all’agricoltura Alessio Mammi di costruire un rapporto costante e preventivo con le associazioni coinvolte.

In questo quadro è stato approvato lo scorso lunedì il Calendario Venatorio, al quale sono state apportate rispetto alla bozza circolata alcune modifiche. Abbiamo salvaguardato e difeso tutte le forme di caccia: dalla stanziale all’anticipo dell’addestramento cani a quella al cinghiale, con una particolare considerazione per la caccia alla migratoria, “anello debole” su cui si concentrano attenzioni non sempre positive.

Ne sono un esempio i carnieri giornalieri e stagionali di moriglione e pavoncella, che dopo il lavoro di squadra di Federcaccia e Ufficio Studi e Ricerche Nazionale, sono stati modificati rispetto a quanto previsto nella bozza riportandoli a una previsione più soddisfacente per i cacciatori, ovvero 7 capi giornalieri e 20 annuali per il moriglione, e 7 capi al giorno e 25 all’anno per la pavoncella. Ma attenzione è stata posta anche alla beccaccia, posticipando la chiusura rispetto a quanto proposto in un primo tempo.

Anche questo un risultato, vale la pena ripeterlo, assolutamente non scontato e frutto dell’azione di Federcaccia e soprattutto del lavoro unitario di tutta la dirigenza, regionale e territoriale.

Ancora una volta ci sarà chi, con lo stile arrogante e arrembante che li contraddistingue a tutti i livelli, cercherà di assumersi il merito anche di questo, dando ovviamente a Federcaccia la colpa di qualunque cosa non in linea con le tanto facili quanto inutili richieste populiste che solitamente avanzano alla ricerca di qualche tessera da strappare ai “concorrenti”, unico vero loro interesse.

Non è agendo da “partito di opposizione” a tutto e a tutti, non partecipando ai tavoli di discussione, creando malcontento fra i cacciatori o – succede anche questo – appropriandosi senza troppi scrupoli del lavoro dell’Ufficio studi e ricerche Federcaccia e, togliendo qualsiasi riferimento alla paternità, presentandolo in Regione come proprio, che si fanno gli interessi della Caccia.

Serve serietà, impegno e senso di responsabilità.

I nostri dirigenti questo lo sanno. A loro il compito – affiancati dagli strumenti di comunicazione di cui Federcaccia è dotata a livello nazionale e regionale – di trasmettere ogni giorno proficuamente sul proprio territorio la certezza che Federcaccia c’è e lotterà sempre con impegno e convinzione per i diritti dei cacciatori e della Caccia, con fatti e non con promesse che si sanno essere impossibili.

Tutto il resto è solo pubblicità da piazzisti di assicurazioni.

Federcaccia Emilia Romagna

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