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FIDASC. FASE DUE, LA BUONA VOLONTÀ NON BASTA

La fase due, che tutti abbiamo atteso con ansia per tanto tempo è iniziata ma il processo non appare né rapido né privo di incertezze. E questo, per tutta una serie di innegabili difficoltà e, in particolare, per l’esigenza di garantire, nei limiti del possibile, la salvaguardia della salute.

È comprensibile la difficoltà di governare una crisi come quella che ha sconvolto la sanità pubblica, e l’intero tessuto sociale, e non si può certo pretendere di risolvere tutti i problemi con un colpo di bacchetta magica in grado di accontentare tutti e subito.

Detto questo, però, non si può certo nascondere che ci siano state, e continuino ad essere presenti, profonde e per certi aspetti incomprensibili diseguaglianze e, talvolta, anche grosse lacune.

Parlando di sport – che è il nostro “mestiere” – il quadro generale non solo non muta di una virgola ma mette in evidenza una serie di indeterminatezze e di disomogeneità che non aiutano di certo ad affrontare e gestire al meglio questa lunga emergenza.

E le corpose “Linee guida” che il Governo, il Ministero della Salute e il Coni hanno emanato non riescono a sgombrare il campo da tante incongruenze piccole e grandi, favorendo la comparsa di tante iniziative locali a macchia di leopardo, quasi come fosse una sorta di gara.

Come uomo di sport e da presidente di una Federazione del Coni, non posso che ringraziare tante amministrazioni regionali per la loro buona volontà e per l’attenzione prestata alle esigenze di tanti appassionati, soprattutto tiratori e cinofili, che pur praticando attività assolutamente individuali e in grandi spazi all’aria aperta, si sono sentiti penalizzati da una “classificazione” che non è riuscita a mettere a fuoco la loro indiscutibile specificità.

Un analogo ringraziamento va poi rivolto al mondo venatorio che, riunito nella Cabina di Regia insieme al CNCN, ha continuamente sollecitato una maggiore attenzione verso una categoria di cittadini che molti politici sembrano ignorare.

Malauguratamente, nonostante tanti sforzi, è mancata proprio la cosa più importante e cioè l’uniformità di tanti provvedimenti e questo ha determinato la mancanza di una preziosa chiarezza applicativa dei vari decreti e dei diversi provvedimenti che si sono succeduti per due mesi.

Nel Tiro, per esempio, che pur facendo capo a diverse Federazioni e Enti, è comunque una disciplina abbastanza “omogenea”, si sono registrate spiacevoli e spesso incomprensibili “distinzioni” non solo fra diverse specialità ma anche fra atleti.

Nel campo del cosiddetto “benessere animale”, che va dalla toilettatura all’allenamento e addestramento cani, si è visto e si sta vedendo di tutto e ormai l’elenco delle regioni che hanno assunto iniziative autonome su questa materia, si incrementa di giorno in giorno e. ad oggi, comprende: Liguria; Abruzzo; Marche; Emilia-Romagna; Molise; Sardegna; Lazio; Veneto; Toscana; Friuli-Venezia Giulia; Lombardia. Un insieme di provvedimenti che spesso non tengono in giusto conto il fatto che le varie zone preposte per l’addestramento cani sono di diversa natura ed hanno tipologie normative molto differenti.

Infine, ancora più frammentato e differenziato è poi l’intervento delle varie regioni in materia di pesca, caccia e attività di controllo faunistico. In questo caso, l’elenco delle regioni è più ridotto e comprende Emilia-Romagna. Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Molise che, giunta per ultima ha però fatto un fondamentale passo in avanti, non solo autorizzando pesca e caccia, ma sancendo che il procurarsi cibo in natura costituisce un inalienabile diritto dell’individuo.

Non sono quindi mancati, per fortuna, esempi virtuosi di amministrazioni locali sensibili alle legittime e non certo assurde istanze di tanti cittadini ma, sciaguratamente, tutte le varie iniziative sono state prese in ordine sparso senza alcun filo conduttore univoco con le varie “Linee Guida” emanate in maniera intempestiva e anche abbastanza nebulosa.

Insomma, un lodevole impegno vanificato da una grave disomogeneità che deve essere eliminata quanto prima per ché lo sport, da quello professionistico di alto e altissimo livello a quello dilettantistico e amatoriale non può riprendersi – anzi, non può proprio esistere – nelle nebbie di un pressappochismo da dilettanti allo sbaraglio.