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FIDC BRESCIA. VIA LIBERA ALLE ATTIVITA’ DI CONTROLLO FAUNA

Rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale che apre al mondo venatorio la possibilità di svolgere l’attività del “controllo della fauna” al di fuori dei periodi della stagione venatoria. Ora le Regioni potranno prevedere disposizioni in grado di abilitare i cacciatori al prelievo della fauna selvatica ove la stessa provochi danni all’agricoltura e sicurezza delle persone. Ancora una volta la Corte ha dovuto sopperire all’inerzia o incapacità della politica e nell’accogliere con soddisfazione questa decisione dei giudici ci manca solo il piacere, puramente personale per chi scrive, di poter ascoltare le reazioni dell’ex Ministro dell’Ambiente Costa. Il responsabile del dicastero infatti in questi due anni ha osteggiato in modo fermo la modifica della legge 157/92 che prevedeva l’istituzione dell’Operatore Faunistico Volontario, andando contro anche alle decisioni prese dalle regioni in conferenza Stato Regioni. Incomprensibili le ragioni dell’ex Ministro che dal suo primo giorno di insediamento è stato solamente l’alfiere di sconclusionate tesi ambientaliste. Questi signori sono arrivati a dire che la proliferazione dei cinghiali è anch’essa colpa dei cacciatori che dando la caccia ai suidi ne stimolano la prolificità! In sostanza siamo un eccitante per i cinghiali, i segugi hanno un effetto afrodisiaco, il piombo e le carabine sono stimolanti per l’accoppiamento. E’ proprio quest’atteggiamento fuori da ogni logica che comporterà il ridimensionamento, purtroppo non la scomparsa, di forze politiche che fanno di ideologie oltranziste il loro cavallo di battaglia. Bisognava scomodare i giudici della Corte Costituzionale per stabilire che gli organi di vigilanza venatoria posso avvalersi di cacciatori per le operazioni di contenimento dei cinghiali e di altre specie invasive? E’ cosi facile dimenticarsi delle vittime di incidenti stradali causati da fauna selvatica o dei danni provocati alle colture agricole? Per noi no e responsabilmente siamo pronti a sostenere corsi di formazione e a prestare la nostra opera al servizio della collettività. E vogliamo anche ricordare che a Brescia è ancora in corso un processo che vede coinvolti dirigenti della regione Lombardia che negli anni hanno ricoperto il ruolo di responsabile dell’Ufficio caccia Provinciale, Comandanti ed agenti della Polizia Provinciale fino al presidente dell’ATC proprio per aver organizzato azioni di contenimento di cinghiali per esempio in Franciacorta con l’ausilio di cacciatori volontari. E chi abita in quelle zone sa benissimo che negli ultimi tre anni la situazione è andata fuori controllo, con danni ingenti per incidenti e disastri per le produzioni agricole. Perché si deve arrivare a tanto? I sostenitori della natura incontaminata potrebbero prendere la residenza in Tanzania o in Amazzonia, dove la viabilità è solo “pedibus calcantibus” e l’attraversamento dei sentieri da parte degli animali non provoca frontali o dove le terre coltivate non vanno oltre il raggio della propria capanna, ma si troverebbero comunque fuori luogo perché, aldilà delle fesserie vegane, per sopravvivere dovrebbero cacciare qualche succulento animaletto. Insomma ancora una volta politica urlata e non ragionata, la politica degli slogan ma lontana dal territorio ha fatto fiasco e un minimo di coerenza è tornata nel nostro Paese. I cacciatori devono sfruttare l’occasione per dimostrare a tutti i cittadini, partendo dagli agricoltori, che possiamo avere un ruolo attivo ed importante per la gestione e l’equilibrio del patrimonio faunistico. (Fonte Cacciapensieri – Federcaccia Brescia)

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