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FORLI’-CESENA, DANNI DA SELVATICI ALLE COLTIVAZIONI: FRONTEGGIARE EMERGENZA

“Aver denunciato pubblicamente la ‘gestione fallimentare della fauna selvatica, cinghiali in primis, da parte dell’Assessorato regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca e degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), preposti rispettivamente alla regolamentazione e alla gestione delle attività faunistico-venatorie, pur nel perdurante immobilismo che caratterizza questi interlocutori, sembra aver finalmente ‘smosso le acque’, aprendo alcune ipotesi di fattiva collaborazione con le energie positive presenti sul territorio provinciale come andavamo sollecitando da lungo tempo”.

Così Coldiretti Forlì-Cesena, ricordando la conferenza stampa promossa nelle scorse settimane alla presenza di tanti imprenditori agricoli e allevatori, testimoni diretti di una convivenza con la fauna selvatica ormai divenuta impossibile (in particolare per chi ha campi e pascoli nelle zone di protezione della fauna o ad esse contigue), commenta i timidi passi avanti nella difesa delle coltivazioni e della biodiversità avvenuti nelle ultime settimane grazie alla sensibilità dimostrata da alcuni Sindaci dei Comuni più interessati dall’invasione di ungulati. Di recente Coldiretti ha incontrato i consigli di Sezione e i Sindaci di alcuni Comuni della nostra montagna ribadendo loro “la necessità e l’urgenza di una svolta decisa nella gestione della fauna selvatica, in particolare degli ungulati, vero e proprio flagello per le aziende e per la biodiversità del territorio di collina e montagna”.

“C’è chi, come noi e i nostri allevatori e coltivatori – afferma il Presidente Coldiretti Forlì-Cesena Andrea Ferrini – dimostra di avere a cuore la difesa del territorio, garantendo la sicurezza e bellezza del paesaggio; penso ai sindaci che hanno adottato i primi provvedimenti locali per sollecitare una gestione della fauna più efficiente e al passo coi tempi, quanto mai urgente e necessaria per la tutela delle produzioni agricole e zootecniche locali garantendo in questo modo la continuità delle attività e con esse il presidio del territorio evitando l’abbandono; poi purtroppo, c’è ancora chi, come parte del mondo venatorio, se ne sta arroccato su posizioni retrograde e personalistiche come nel caso di molti responsabili delle squadre di caccia in braccata, difendendo il proprio orticello mentre tutto intorno cinghiali e selvatici fanno scempio e deserto della ricchezza ambientale e agricola locale”.

I problemi maggiori, prosegue Coldiretti, continuano ad aversi nelle zone interne o prossime alle oasi di protezione della fauna selvatica, cui si aggiunge anche il Parco Nazionale. Qui i cinghiali, insieme ai lupi, sono talmente numerosi che la gestione fuori controllo interessa ormai anche la pianura.

“In gioco non c’è solo la garanzia del diritto all’esercizio di impresa – aggiunge il Presidente – ma anche il diritto alla sicurezza degli automobilisti, spesso vittime di incidenti provocati proprio dagli ungulati, e della vita nelle campagne. Occorre dunque proseguire lungo la strada intrapresa sul territorio dagli enti locali in sinergia con gli agricoltori, strada alla quale la Regione dovrebbe di certo ispirarsi per la definizione di efficaci e applicabili politiche di controllo”.

 

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