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GESTIONE DEL TERRITORIO E DEL PATRIMONIO FAUNISTICO: FIDC UMBRA RIVENDICA UN RUOLO DA PROTAGONISTA

Federcaccia Umbra, in rappresentanza e a tutela dell’intero mondo venatorio regionale, ha di recente formulato alla Regione le seguenti richieste, volte a un più corretto rapporto tra la figura del cacciatore e le istituzioni:

  • Riguardo il nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, Federcaccia rivendica il ruolo centrale delle associazioni venatorie. Tale ruolo è fondamentale per la gestione e l’attuazione del nuovo Piano, e va riconosciuto in ottemperanza a quanto dettato dalla legge quadro nazionale 157/92, che demanda la gestione faunistica degli Ambiti territoriali di caccia “alle associazioni venatorie, agricole, ambientaliste e ai rappresentanti degli enti locali”. Pertanto rivendichiamo un tavolo permanente in Regione, per discutere dei temi legati alla caccia e alla gestione della fauna selvatica
  • Chiediamo una scadenza certa, una data fissa ricorrente ogni anno, per la presentazione delle domande relative alle Aree temporanee di rispetto, zone di ripopolamento e cattura e altri istituti che prevedono l’interdizione temporanea dell’attività venatoria, onde evitare tabellazioni improvvise a stagione ormai in corso. Chiediamo altresì una rete di zone interdette al prelievo venatorio che sia omogenea, chiara e gestita dai cacciatori
  • Pretendiamo che ci sia uniformità delle convenzioni tra concedenti (Regione e Atc) e conduttori delle Zone di ripopolamento e cattura così come delle Aree temporanee di rispetto, in maniera tale che da Città di Castello fino a Calvi dell’Umbria si venga trattati in maniera uguale in tutti e tre gli Atc regionali. In particolare per i tre Ambiti umbri, chiediamo uniformità dei loro statuti.
  • Riguardo la vigilanza, chiediamo l’istituzione di due coordinamenti provinciali delle guardie volontarie delle varie associazioni, per una corretta tutela del patrimonio faunistico e ittico
  • Capitolo a parte merita il cinghiale: pretendiamo entro tempi congrui la redazione di un piano di gestione di questa specie che sia al passo coi tempi, che dia numeri certi e non quelli del lotto. A tal proposito Federcaccia Umbra si è costituita ad adiuvandum nel ricorso promosso dalle squadre di caccia al cinghiale ricadenti nell’Ambito territoriale di caccia Perugia 1, datato ottobre 2018 e tuttora in attesa di essere discusso. Lo abbiamo detto e ribadito più volte: secondo noi non ha senso aumentare i costi dell’iscrizione delle squadre senza una seria pianificazione del territorio e delle sue risorse faunistiche. Gli accordi del 2015, che fissavano in 250 euro il contributo che ogni squadra di caccia al cinghiale doveva pagare, per partecipare alle spese di gestione di questa forma di caccia, sono stati violati lo scorso anno dall’Atc Pg1, con un aumento di 25 per ciascun cacciatore. Quest’anno il surplus è sceso di 15 euro, fissandosi a 10: una richiesta comunque priva di fondamento tecnico, a fronte – peraltro – di un piano di abbattimento che la scorsa stagione si è rivelato eccessivo di almeno il 40% dei capi. Se si devono mettere le mani nelle tasche dei cacciatori, lo si deve fare solamente per progetti mirati, per il bene del mondo venatorio e della biodiversità. Ma senza una progettazione non tolleriamo simili prepotenze e, pertanto, ci siamo costituiti al fianco delle squadre nel ricorso contro l’Atc Pg 1.
  • Sempre a proposito di caccia al cinghiale, infine, Federcaccia umbra chiede la normalizzazione dell’assegnazione dei settori, attraverso un sistema che resti valido per almeno tre, se non cinque stagioni, onde limitare conflitti tra le varie quadre.

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