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IL CONTROLLO NON È CACCIA

La migliore risposta alle sciocche e pretestuose polemiche delle solite associazioni ambientaliste e animaliste che appaiono sempre più fuori dal contesto di una situazione già drammatica per tutto il Paese e che minaccia seriamente di mettere in ginocchio un intero settore portante della nostra economia come quello agricolo, ecco alcune notizie dal territorio tratte dalla consueta rassegna di Coldiretti.

Solo chi è cieco per ideologia o per lo stesso motivo non vuol vedere la realtà delle cose può presentare l’opera insostituibile svolta dai coadiutori al servizio del mondo agricolo spacciandolo per “divertimento” mentre il paese lotta contro il Corona virus. I cacciatori si sono messi come sempre al servizio della collettività anche così.

Stiamo ancora aspettando di sapere loro, i salvatori del mondo, cosa hanno e stanno facendo per il Paese e gli italiani…

 

TOSCANA, E’ ALLARME PICCIONI SELVATICI IN CAMPAGNA; SOS CAMPI DI GIRASOLE

Con l’emergenza Coronavirus si moltiplica la minaccia in campagna della fauna selvatica, per cui Coldiretti Toscana ha inviato una lettera al Prefetto di Firenze, in qualità di coordinatore dei Prefetti della Toscana, affinché attivi interventi tempestivi contro i raid dei piccioni selvatici che stanno letteralmente devastando le oleaginose, in particolare i girasoli.

“Oltre alla presenza endemica di ungulati, la pressante minaccia rappresentata dal piccione selvatico, soprattutto in considerazione del fatto che siamo ormai a ridosso delle semine primaverili di oleaginose, in particolare di girasole, e senza una tempestiva ed efficace azione di controllo si rischia di mettere in forte crisi la coltura”, ha denunciato il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi al Prefetto Laura Lega. “In questo momento di emergenza nazionale a causa del Covid-19 che sta causando numerosi e incalcolabili danni economici a carico delle aziende agricole, riceviamo continue e pressanti segnalazioni dai nostri associati relativamente alla presenza sempre più incontrollata della fauna selvatica che indisturbata, anche e soprattutto a seguito della  sospensione dell’attività di controllo e delle limitazioni agli spostamenti, arreca ingenti danni alle colture agricole, oltre a problematiche di pubblica incolumità nei pressi dei centri abitati”, ha insistito il presidente Filippi.

In Toscana sono quasi 20.000 gli ettari coltivati a girasole – aggiunge Coldiretti Toscana – in aumento rispetto agli anni passati e con una produzione di oltre 460.000 quintali nel 2019. Le province più a rischio sono quelle di Arezzo (4.800 ha coltivati), Pisa (3850) e Siena (2400), ma anche Firenze, Livorno e Grosseto con migliaia di ettari dedicati a questa coltivazione.

“Pur comprendendo le difficoltà della Polizia Provinciale, chiamata in questo periodo anche a ben altri e delicati compiti, l’azione di controllo è un intervento vitale e una prassi consolidata negli anni passati che aveva dato ottimi risultati”, ha concluso il presidente Filippi.

Per questo Coldiretti Toscana ha chiesto l’autorevole intervento del Prefetto Lega perché possano essere garantiti, sotto il coordinamento della Polizia Provinciale, azioni di controllo affidate agli agenti volontari ai sensi dell’art. 51 della l.r.3/94, coadiuvati dal personale autorizzato ai sensi dell’art. 37 della l.r.3/94.

 

RAVENNA, EVITARE I “BANCHETTI” DELLA FAUNA DOPO CIMICE, GELATE E CORONAVIRUS

Mentre gelo e coronavirus stringono in una morsa l’agricoltura ravennate, già falcidiata dalla cimice asiatica, la fauna selvatica, sfruttando anche l’allentata pressione dell’uomo, tenta di depredare il poco che si è salvato.

Risulta dunque fondamentale, mai come in questo momento – afferma il Presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte – la positiva attività svolta dai coadiutori nella gestione della fauna dannosa alle coltivazioni, in primis corvi e nutrie. Il loro contributo – prosegue – è importantissimo proprio per difendere ciò che resta in campo dopo le ripetute gelate di questo periodo”.

Ecco perché, secondo Coldiretti, dato che i coadiutori rappresentano uno strumento d’azione strategico per tutti i piani di contenimento avviati, è necessario prevedere sufficienti risorse umane e finanziarie a sostegno della loro attività, anche pensando di potenziarne il raggio d’azione.

“Per questo – è l’appello del Direttore Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini – è opportuno che le istituzioni comprendano il valore strategico dell’azione di contrasto alla diffusione incontrollata di corvidi e nutrie messa in atto dai coadiutori, indispensabile ai fini del raggiungimento del riequilibrio della densità animale nel territorio”.

 

EMILIA ROMAGNA, 2 MLN DI CINGHIALI SENZA PIU’ FRENI

Con l’emergenza coronavirus salgono a oltre due milioni i cinghiali che circolano senza freni per campagne e città senza più freni danneggiando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza delle famiglie anche nelle poche occasioni in cui è permesso uscire di casa. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alla moltiplicazione degli avvistamenti di cinghiali e animali selvatici che sempre più spesso si spingono nei centri abitati, con segnalazioni nei paesi e nelle grandi città oltre che nelle coltivate, dalla Lombardia alla Calabria, dalle Marche alla Puglia, dalla Liguria al Lazio, dalla Lombardia all’Abruzzo fino alla Sicilia.

A differenza di quanto accade per le scimmie in Thailandia, i caproni selvatici nel Galles e i cervi in Giappone, in Italia a rischio – sottolinea la Coldiretti – non ci sono solo i raccolti resi più preziosi in questo momento dalla necessità di assicurare adeguate forniture alimentari con l’emergenza Coronavirus, ma anche la sicurezza dei cittadini che in alcuni territori sono assediati dagli animali selvatici sull’uscio di casa. Una situazione aggravata dal fatto che – evidenzia la Coldiretti – con l’emergenza coronavirus spesso sono stati sospesi i servizi di contenimento e i selezionatori, chiusi gli ambiti territoriali di caccia e la polizia provinciale impegnata nei controlli stradali per la quarantena.

In Piemonte con lo stop al contenimento e con meno gente a presidiare i territori, i cinghiali stanno invadendo le campagne: nelle provincie di Asti, Novara e Alessandria si registrano avvistamenti alle porte delle città e danni a vigneti, a campi seminati, ortaggi e vigneti. In Emilia Romagna sull’Appennino i cinghiali sono fuori controllo con una popolazione di parecchie migliaia di esemplari con gravi danni per i campi coltivati che vengono letteralmente distrutti da periodiche incursioni – spiega la Coldiretti – una situazione aggravata dal fatto che con l’emergenza sanitaria la caccia di selezione e i piani di controllo sono fermi. In Lombardia con strade e città vuote i cinghiali si muovono ancora più indisturbati: in provincia di Como, sono stati avvistati sulle principali strade di collegamento interno e con la Svizzera, nel Varesotto si spingono fin nei giardini delle abitazioni, dopo aver devastato prati e campi coltivati, anche in provincia di Lodi, soprattutto nella Bassa a ridosso del fiume Po, e nel Milanese nella fascia ovest del capoluogo. In Veneto ci sono bande di cinghiali a spasso per i centri abitati dei Colli Euganei o nelle campagne tra vigneti doc e nel Bellunese hanno devastato vaste porzioni di terreno, mettendo a serio rischio non solo i pascoli, ma anche la fioritura dei narcisi di Pian Coltura e monte Garda. In Liguria si moltiplicano gli avvistamenti soprattutto nel Levante, ma anche nel resto della regione dove viene minacciata anche la tenuta dei tradizionali muretti a secco e nel capoluogo regionale sono stati segnalati da Castelletto fino al Porto Antico, Ospedale San Martino, e lungo tutto l’alveo dei torrenti Polcevera e Bisagno. In Toscana tra Firenze Pistoia e Prato i cinghiali si sono spinti fino ai confini dei centri abitati.

Nelle Marche si moltiplicano le razzie con incursioni a Jesi, in zona Ripa Bianca, dove una quarantina di cinghiali ha distrutto i germogli di cece di un’azienda agricola, ma anche a Fabriano e a Serra San Quirico. Nell’Ascolano, a Montemonaco – spiega la Coldiretti – a farne le spese sono state le colture di patate, ceci e lenticchia mentre l’intera area interna della provincia di Macerata lamenta danni su cereali e foraggio. I timori maggiori sono legati alle prossime semine di girasole ma, soprattutto, alle coltivazioni per l’alimentazione degli animali negli allevamenti. In Abruzzo nell’area della Majella gli ungulati utilizzano vanno a pranzo nei campi coltivati, mentre un branco di cinghiali è stato avvisato in un vigneto di una frazione di Roseto, in provincia di Teramo, a pochi chilometri dalle abitazioni.  In Campania si registra un incremento soprattutto nelle aree interne con danni a vigneti, uliveti e nei campi, dove scavano alla ricerca di radici e tuberi. In Molise I cinghiali girano incontrastati ovunque fra campi e strade, spesso entrano nei centri abitati e provocano incidenti stradali e per molti agricoltori è diventato impossibile coltivare – evidenzia la Coldiretti – e nemmeno le recinzioni, che molti imprenditori hanno costruito a proprie spese per proteggere i campi, si stanno dimostrando efficaci perché i branchi spesso le travolgono. Non passa giorno che alla Coldiretti non arrivino richieste di aiuto e segnalazioni sulla drammaticità della situazione. Nel Lazio a Roma il Comune ha dato mandato agli uffici di attivare il protocollo anti-cinghiali che in alcune zone periferiche della città si aggirano talvolta tra le case, mentre in Umbria – sottolinea la Coldiretti – non si fermano le segnalazioni sulla loro presenza a ridosso delle città e i danni all’agricoltura con gli ultimi casi nelle campagne di Narni e Acquasparta in provincia di Terni, dove sono stati devastati campi di cereali. In Calabria colpiti ortaggi e frutteti cereali, vigneti e impianti di kiwi fino ai centri abitati con addirittura tranquille passeggiate sul lungomare, fra abitazioni e negozi. In Puglia i cinghiali imperversano con attacchi agli animali nei pascoli e raid nelle campagne con una recrudescenza del fenomeno proprio nel periodo di emergenza coronavirus con branchi in provincia di Bari soprattutto sull’Alta Murgia e sul Gargano in provincia di Foggia. In Sardegna avvistato un branco che girava tranquillamente la notte a Sassari, mentre in Sicilia la situazione sulle Madonie, nel Palermitano, è tragica con i cinghiali che usano il fieno delle aziende per dormire dopo aver devastato i campi seminati con stesso problema sui Nebrodi nel Messinese mettendo a rischio anche l’incolumità degli agricoltori che ogni giorno rischiano di essere attaccati. In Italia ci sono diecimila incidenti stradali all’anno causati da animali selvatici e oltre otto italiani su 10 (81%) – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero.  Il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati che si sono formati un’opinione. Il risultato è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali. La proliferazione senza freni dei cinghiali – conclude la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico.

 

MARCHE, INCENTIVI, MISURE COMPENSATIVE E SELVATICI: APERTURA REGIONE MARCHE

Misure economiche per compensare le ripercussioni che l’emergenza da Coronavirus sta provocando sulle aziende agricole ma anche provvedimenti per riprendere l’azione di contenimento della fauna selvatica. C’è ottimismo in Coldiretti Marche dopo la riunione odierna con la Regione Marche che ha promesso un pacchetto di azioni mirate a sostenere il comparto agroalimentare regionale. Al tavolo ci sono state aperture importanti verso contributi destinati agli allevatori che conferiscono latte bovino e ovino ma anche aiuti per la zootecnia in crisi, con la Pasqua alle porte e tanta carne che non finirà sulle tavole dei commensali di ristoranti e agriturismi chiusi. Intesa anche su contributi per le aziende agricole che si stanno impegnando dall’inizio dell’emergenza per consegnare a domicilio il cibo di qualità del territorio. Possibilità, quest’ultima, confermata anche per gli agriturismi. La Regione Marche ha inoltre concordato sul fatto che vino e fiori sono beni di prima necessità: per entrambi i settori c’è apertura sulla possibilità tenere aperti i punti vendita aziendali. La Regione si è, infine, impegnata a riattivare i controlli selettivi per il contenimento della fauna selvatica. Una problematica che, in questi giorni, era stata sollevata proprio da Coldiretti Marche dopo numerose incursioni sui campi coltivati che hanno interessato tutta la regione.

 

NOVARA–VCO, CORONAVIRUS: CON LO STOP DEGLI ABBATTIMENTI È SOS CINGHIALI

Con l’emergenza coronavirus, le strade deserte e lo stop alla caccia di selezione si moltiplicano gli avvistamenti di cinghiali che sempre più spesso si spingono nei centri abitati e aumentano i danni alle colture. Lo denuncia Coldiretti evidenziando che salgono a oltre due milioni i cinghiali che circolano senza freni per campagne e città danneggiando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza delle famiglie anche nelle poche occasioni in cui è permesso uscire di casa. In Italia a rischio non ci sono solo i raccolti, resi più preziosi in questo momento dalla necessità di assicurare adeguate forniture alimentari con l’emergenza Coronavirus, ma anche la sicurezza dei cittadini che in alcuni territori sono assediati dagli animali selvatici sull’uscio di casa.

In Piemonte con lo stop alla caccia di selezione e con meno persone a presidiare i territori, i cinghiali stanno invadendo le campagne da nord a sud della regione. Nel novarese e nel Vco sono stati rilevati danni in vigneti, in campi seminati, e gli animali si sono spinti vicino alle cascine, con semine da rifare e terreni letteralmente “arati”.

“La proliferazione senza freni dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali e di aree ad elevato pregio naturalistico.  Questo, oltretutto, sarebbe stato il periodo giusto, con la vegetazione ancora ridotta, per lavorare al controllo della loro proliferazione. Ricordiamo poi che quest’anno nella provincia di Novara non erano ancora stati messi in atto i piani di contenimento, dei quali da un anno sollecitiamo la realizzazione”, spiega Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara – Vco.”Come Coldiretti Novara – Vco abbiamo inviato pochi giorni fa un sollecito alle prefetture per richiedere la riapertura dei piani di contenimento, così come abbiamo chiesto ai settori caccia delle province di continuare l’attività di controllo. Gli incidenti stradali sono diminuiti solo perché, al momento, con le disposizioni che dobbiamo seguire, circola meno gente, ma non appena si tornerà ai soliti ritmi il rischio sarà alto. Saranno necessarie, quindi, misure straordinarie da mettere in campo urgentemente. Non dimentichiamo che in Piemonte negli ultimi 6 anni si sono registrati 7.000 incidenti causati dalla fauna selvatica con una media pari a circa 1.200 incidenti l’anno, ma con la tendenza ad aumentare”.

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