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convegno

IN VALLE D’AOSTA PER PARLARE DELLO STAMBECCO

Il progetto sulla gestione venatoria dello stambecco dell’Unione nazionale cacciatori zona Alpi è stato presentato in Valle d’Aosta proprio nelle montagne del Gran Paradiso, là da dove provengono i ceppi reintrodotti nel secolo scorso per salvaguardare la specie.

Sabato primo giugno ad Aymavilles presso il salone dell’Unité des Communes Valdotaines Grand Paradis, si è tenuto il convegno “Progetto stambecco : attualità e prospettive per lo stambecco sulle Alpi italiane” organizzato da Uncza, FIdC Valle d’Aosta, Comitato regionale per la gestione venatoria e con il patrocinio del C.I.C., della Regione autonoma Valle d’Aosta e della Comunità montana Grand Paradis.

Dopo i saluti delle numerose autorità civili presenti è stato fatto un ampio quadro della specie sin dai tempi rupestri a cura del prof. DeMartin che ha ripercorso gli avvenimenti storici dalla prime testimonianze di presenze, per passare alla sua quasi estinzione alla fine del 1800 e fino alle consistenze attuali.

Si é poi parlato della presenza dello stambecco in Valle d’Aosta, dei risultati dei monitoraggi portati avanti negli anni dai cacciatori su tutto il territorio regionale, in collaborazione con l’Amministrazione e col corpo forestale, al di fuori delle aree protette, sottolineando l’attuale consistenza sul territorio libero che supera le 3600 unità, più elevata di quelle riscontrate nel Parco del Gran Paradiso.

Il dott. Bassano, veterinario del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha poi illustrato ai presenti i progetti di studio portati avanti dal Parco, in particolare le indagini genetiche finora effettuate, mettendo in evidenza la delicatezza dal punto di vista sanitario della specie, che non può essere trattata come gli altri ungulati già oggetto di prelievo venatorio.

Di seguito il dott. A. Agreiter dell’ufficio caccia e pesca della Provincia autonoma di Bolzano ha esposto il sistema di gestione in Alto Adige in applicazione di una norma dello proprio statuto, illustrando i piani di prelievo adottati, di cui il 75% dedicato ai cacciatori e il 25% oggetto di cattura per reintroduzioni in territori idonei.

Al termine delle relazioni tecniche vi è stato l’intervento curato dal medico veterinario M. Viglezio sulla gestione dello stambecco nella Confederazione elvetica, dove come in Austria e in Alto Adige il prelievo venatorio e la sua gestione in base alle consistenze è autorizzato da molti anni (e la specie ha un trend di crescita), in tutti in Cantoni Svizzeri.

Infine ha chiuso i lavori con i saluti e i ringraziamenti il dott. Sandro Flaim, presidente Uncza, il quale con un corposo e appassionato corollario ha auspicato che l’importante lavoro profuso per redigere il progetto sia la base scientifica per sviluppare anche in Italia nuovi interessanti scenari venatori e per una consapevole gestione della specie stambecco sulle Alpi così come avviene ormai da decenni nei Paesi alpini confinanti.

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