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agricoltura

INQUINAMENTO AMBIENTALE E CONSEGUENZE SULLA FAUNA SELVATICA

In molte occasioni, anche all’interno del mondo venatorio, si lanciano appelli e richiami sulla necessità di ricostruire una alleanza programmatica con il mondo agricolo e si parla, spesso per slogan, dei problemi collegati alla presenza della fauna stanziale e migratoria sul territorio.

Sarebbe utile, al fine di favorire un corretto approccio alla discussione e per evitare fumosi, quanto inutili dibattiti, partire dalla conoscenza dei problemi; dall’analisi di qualche numero che ci sta dietro, per individuare i termini di possibili accordi gestionali, e magari di investimenti che il mondo venatorio e gli ATC, potrebbero garantire per migliorare o invertire la crisi che stiamo vivendo.

Nel solco di questa riflessione, vorremmo porre all’attenzione di tutti i soggetti interessati, di come in questi anni, il territorio agricolo e anche quello forestale, siano stati oggetto di profonde trasformazioni e soprattutto di quali elementi, fortemente negativi, siano ancor oggi frutto di scelte passate, ma in parte ancora purtroppo attuali.

E’ il caso dello stato in cui versano le nostre acque e dei dati “allarmanti” che sono stati riportati in un recente rapporto presentato da Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. I pesticidi in Italia sono presenti nel 67% delle acque superficiali e nel 33% delle acque sotterranee analizzate e superano i limiti stabiliti dalla legge, rispettivamente nel 23,9% e nel 8,3% dei casi, con un preoccupante aumento rispetto alle precedenti indagini nazionali. Nelle falde permangono ancora sostanze chimiche ormai bandite da decenni. Sono queste le conclusioni inserite nel “Rapporto Nazionale Pesticidi nelle acque” edizione 2018 redatto da Ispra. Negli oltre 35.000 campioni analizzati, tra il biennio 2015 – 2016, sono state trovate 259 sostanze, in prevalenza erbicidi. Nelle acque superficiali al primo posto il famigerato Glifosate ma anche altri erbicidi a forte persistenza già vietati dall’Unione Europea perché letali per le Api; e ancora a oltre 25 anni dalla revoca, persiste la presenza di Atrazina e dei suoi metaboliti.

Le implicazioni di queste ed altre sostanze sulla nostra vita, ma anche sulla fauna selvatica, dovrebbero rappresentare una delle principali emergenze per la politica e la pubblica amministrazione. Anche noi cacciatori possiamo contribuire con il nostro apporto collettivo ad affrontare alla radice problemi giganteschi, che stanno alla base della crescente rarefazione di numerose specie selvatiche con perdite inestimabili per la biodiversità.

Affrontare convintamente il tema del rapporto tra caccia ed agricoltura, non può prescindere pertanto dalla valutazione di aspetti come questo. La nostra proposta concreta è quella di iniziare un percorso nuovo concentrando i futuri investimenti, per il sostegno dell’impresa agricola, e di un’agricoltura rispettosa della fauna quale bene comune. Gli istituti faunistici pubblici e privati (ZRC,ZRV, AFV etc.), potrebbero assumere un ruolo strategico ed essere considerati dei veri e propri polmoni di biodiversità; porzioni rilevanti di territorio ago – silvo –pastorale gestite da agricoltori e cacciatori con ricadute positive per tutti i cittadini. Incentivare gli agricoltori che utilizzano pratiche biologiche e biodinamiche e che non utilizzano prodotti anche potenzialmente inquinanti per le nostre falde acquifere, significa dare nel concreto alla caccia ed ai cacciatori, un ruolo attivo, positivo, utile alla collettività. Le risorse e gli incentivi che anche gli ATC potrebbero pianificare nella rete degli Istituti presenti sul territorio, attraverso specifiche convenzioni con le aziende interessate, e con puntuali disciplinari operativi, potrebbero contribuire a compensare le eventuali perdite economiche e le rese inferiori sulla produzione di determinati prodotti agricoli. Una impostazione che, se accompagnata ad un ripensamento prospettico anche degli stanziamenti Europei, potrebbe generare in termini virtuosi minore inquinamento e maggiore presenza di fauna selvatica nei nostri territori, a partire dagli Istituti faunistici.

Come Confederazione Cacciatori Toscani (Federcaccia Toscana, ANUUMigratoristi, ARCT), rivolgiamo un appello affinché anche in Toscana si riprenda al più presto la strada della concertazione e della progettualità, con tutti i portatori d’interesse uscendo dalle enunciazioni generiche, per costruire attorno al nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale, le basi di una rinascita della gestione faunistica e di una seria e responsabile intesa tra caccia ed agricoltura che parli anche agli interessi dei cittadini.

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