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LE “CAPRIOLE ROVESCIATE” DELLA LIBERA CACCIA

Non è nostra abitudine rispondere o replicare ai comunicati che spesso agitano il dibattito, non lo facciamo per una questione di stile ma anche e soprattutto, per evitare uno spettacolo indecoroso a chi ci guarda da fuori. Chi vuole buttare ogni argomento in rissa, sappia che sta commettendo un errore diabolico e ferale per la caccia fornendo degli assist gratuiti ai nostri avversari e giganteschi alibi per la politica. Purtroppo e nonostante questa doverosa premessa, non possiamo rimanere silenti dopo aver letto ben due comunicati a firma della Libera Caccia particolarmente belligeranti quanto prive di qualunque fondamento. Non è possibile neppure fare a meno di notare le “capriole rovesciate” di una associazione venatoria che oggi, forse stimolata dalla campagna elettorale e dalle velleità di qualche dirigente, copre il volto movimentista e di lotta, dopo aver per mesi e mesi, organizzato iniziative pubbliche a sostegno delle Regione Toscana  e dell’Assessorato lavorando in piena sintonia con gli uffici regionali. Scoprire oggi che i più allineati difensori e sostenitori del Palazzo, sono divenuti i principali contestatori e fomentatori della piazza, è forse la vera notizia del giorno. Potremmo asserire che la Libera Caccia finalmente esce dall’ equivoco e scende sulle posizioni  che la Confederazione ha espresso da sempre. Posizioni manifestate in tempi non sospetti, quando non andava troppo di moda esprimere giudizi critici sull’ assessorato e sugli uffici, in merito ad una esperienza di governo  regionale della materia caccia che farà ricordare questa legislatura non certo come la più virtuosa e lungimirante della storia. Sulla Legge Obiettivo le posizioni ferme e argomentate della CCT sono state enucleate già dalla presentazione. Decine di assemblee pubbliche, si sono tenute sul  territorio, con le squadre di caccia al cinghiale, capi distretto, amministratori locali e le categorie interessate.

La CCT ha prodotto due documenti di analisi e proposta, formalmente depositati all’attenzione del Presidente Rossi e della Commissione Consiliare e di tutti i gruppi che siedono in Consiglio Regionale. Posizioni, proposte e valutazioni presentate a seguito di un lungo iter di partecipazione, iniziato con la prima assemblea tenuta a Grosseto tre anni orsono,  alla presenza di  oltre cinquecento cacciatori, e sviluppate nella  Conferenza Regionale della CCT tenuta a Firenze lo scorso 2 febbraio 2018 presso Villa Viviani. Oggi, alla luce dell’esperienza  vissuta  e soprattutto a fronte dei dati e dei risultati che in tre anni di applicazione di questa “finta legge speciale” ci hanno consegnato, il nostro giudizio negativo rimane immutato. Non serviva una Legge Speciale sugli ungulati; sarebbe stato sufficiente applicare il quadro normativo esistente, ma soprattutto era  e rimane inaccettabile l’aver introdotto, con scelta politica e non tecnica, la logica del conflitto tra forme di caccia e cacciatori. Ciò detto e preso atto dunque che altri si siano tardivamente convertiti a questa impostazione e valutazione dei fatti, vogliamo anche chiarire e informare i più distratti, sulle ragioni che stanno alla base della sottoscrizione del Protocollo d’intesa; protocollo promosso dalla Regione, e rivolto alle Associazioni e gli ATC sulle tematiche inerenti la caccia.

Il tavolo di confronto recentemente istituito dal Presidente Rossi, è stato da noi e non soltanto da noi, sollecitato in più occasioni per ristabilire una prassi consolidata quella della concertazione e del confronto preliminare su tutte le questioni  attinenti alla caccia. Ciò si rendeva necessario proprio per evitare il proseguimento di una strategia che ha portato in questi mesi  la Regione all’approvazione di atti, delibere e norme, in assenza di qualsiasi discussione preventiva con i portatori di interesse.  La stessa Legge Obiettivo è figlia di questa cultura politica i cui risultati negativi, sono ormai sotto gli occhi di tutti. Aver sottoscritto il patto di reciproca consultazione e confronto con la Regione, non significa come ovvio acconsentire o dare deleghe in bianco sui provvedimenti  di cui il tavolo sarà chiamato ad occuparsi! Stare ai tavoli di confronto è un dovere politico per una grande organizzazione rappresentativa, così come lo è per gli ATC presenti con il loro coordinamento, per le Associazioni agricole come noi firmatarie del Protocollo, e anche per le altre Associazioni  Venatorie che lo hanno sottoscritto.

Si afferma pertanto una falsità quando si dice che abbiamo firmato un accordo per la proroga della Legge Obiettivo così com’è!

Una strumentalizzazione priva di fondamento, in quanto la Legge in questione dovrà essere sottoposta ad una sua revisione radicale, con le osservazioni a suo tempo presentate. Una tematica che si pone peraltro all’interno di una serie molto importante di argomenti  che caratterizzano il protocollo, vitali per il futuro della caccia in Toscana. Ciò detto non sta a noi giudicare il comportamento di Libera Caccia che ha deciso, legittimamente, di tirarsi fuori dal tavolo di confronto. Ne prendiamo atto, come prendiamo atto che forse si è rotto anche il patto che la lega innaturalmente ad altre Associazioni Venatorie.

La CCT per delega delle sue Associazioni Confederate porterà avanti la sua battaglia; se le sue proposte non verranno accolte, non esiterà a continuarla “fuori”, insieme alla migliaia di cacciatori che rappresenta.

La speranza rimane quella che almeno per una volta si smetta di scatenare una tempesta  nel bicchiere d’acqua e lavorare uniti nell’interesse del mondo della caccia e dei cacciatori.