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MASSA C. UNGULATI: NUOVI RAID CINGHIALI IN LUNIGIANA. PROPOSTA LEGITTIMA DIFESA

Agricoltori impotenti, borghi e paesi terrorizzati di fronte alle scorribande quotidiane dei cinghiali. Dopo l’ennesimo grido di protesta degli agricoltori della Lunigiana (l’ultimo caso a Filattiera), Coldiretti torna a chiedere di consentire di intervenire direttamente agli agricoltori per difendere le loro colture dagli attacchi dei cinghiali così come accade in altre regioni. Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato in Lunigiana così come nel resto della Toscana tanto da renderli una specie pericolosa per l’uomo e per la sua sicurezza.

“Gli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per danni stimati in centinaia di milioni di euro nell’ultimo decennio, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti ma è diventato – spiega Francesca Ferrari, Presidente Coldiretti Massa Carrara – un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con la dovuta decisione”.

La principale organizzazione agricola aveva scritto, lo scorso giugno alla Regione Toscana, per chiedere di attivare efficaci misure di contenimento dei cinghiali e degli altri ungulati e velocizzare le procedure che autorizzano gli interventi. Nel provvedimento già adottato da altre Regioni si riconosce nella sostanza la possibilità da parte dei proprietari e conduttori di terreni agricoli di esercitare una “facoltà di legittima difesa” in presenza di minime condizioni che semplificano la precedente procedura burocratica. Tra le condizioni per autorizzare l’intervento si richiede in particolare l’accertamento di danni alle colture nei 6 mesi antecedenti la data di presentazione della domanda di autorizzazione (che ha una validità di 12 mesi) e la titolarità di licenza di porto di fucile.

Naturalmente l’esercizio di questo tipo d’intervento non vuole essere sostitutivo degli interventi già previsti dalla vigente normativa sia nazionale che regionale. Ed è giusto che venga garantita la tracciabilità per realizzare il monitoraggio e il controllo sanitario. “A quasi due anni dall’approvazione della legge regionale – spiega la Ferrari – la situazione, di vera e proprie emergenza, si è ulteriormente aggravata. Non si vedono gli effetti di una gestione straordinaria degli ungulati che in tre anni avrebbe dovuto riportare le popolazioni di questi selvatici entro i limiti di sostenibilità per l’agricoltura e l’ambiente. L’attuale situazione di emergenza, denunciata dalle imprese agricole e da tanti cittadini, richiede scelte urgenti e decise da parte della Regione e deve essere affrontata con misure davvero incisive, come quella della legittima difesa ma anche con lo snellimento delle procedure con la disponibilità dei dati ed il continuo supporto del mondo scientifico”.

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