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PESARO URBINO, SELVATICI ALL’ATTACCO: STRAGE INFINITA NEI PASCOLI

Quattro mucche e due vitelli sbranati ma solo per un capo sarà riconosciuto il risarcimento previsto in caso di attacco di lupi o cani inselvatichiti. L’allarme arriva dalla zona del Catria, nei territori della Comunanza Agriaria di Serra Sant’Abbondio dove gli allevatori hanno denunciato numerose perdite. L’ultimo caso riguarda un allevamento di Frontone che ha subito, da luglio a oggi, con la mandria avviata al pascolo, ben sei perdite. I resti degli animali sono stati ritrovati in giro tra le località Valcanale, Colombara, Paiardalfieno e Poggetto. La presenza dei lupi in questi posti è confermata anche dagli ululati notturni sentiti dai residenti nella zona oltre che dalle numerose carcasse di daini e altri animali del bosco. Lo scorso anno sono stati oltre 100 gli attacchi denunciati dagli allevatori con più di 500 perdite. Capi uccisi che vengono conteggiati nei rimborsi solo se effettivamente sbranati. I capi dispersi o morti nella calca non sono compresi tra quelli rimborsabili. L’entità del rimborso, per altro, non si occupa nemmeno della perdita di reddito e spesso non arriva a coprire nemmeno le spese di smaltimento delle carcasse. “Occorre riprendere in mano – spiega Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Pesaro Urbino – il Piano di gestione del lupo che è fermo da tempo in Conferenza Stato-Regioni perché se è pur vero che sono stati fatti passi in avanti per far convivere i lupi con gli allevamenti, attraverso fondi destinati a recinti e acquisto di cani, è altrettanto chiaro che è necessario considerare anche i danni indiretti che subiscono gli allevatori in termini di mancato reddito come, ad esempio, lo stress animale che porta a minor produzione di latte. Si consideri, inoltre, – conclude Di Sante – che il pascolo allo strato brado è un’attività tradizionalmente utilizzata dagli allevatori, ma che ormai, per le continue perdite generate dagli attacchi dei lupi, rischia di scomparire definitivamente dai nostri monti, condannando all’abbandono interi territori. È assolutamente doveroso individuare delle soluzioni per la gestione dei predatori e per non costringere gli allevatori a fuggire dai pascoli”. (Fonte COLDIRETTI)

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