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PIEMONTE, DANNI DA FAUNA SELVATICA: BASTA A LUNGAGGINI E INEFFICIENZE ATC/CA

Danni da fauna selvatica: una storia infinita fatta di lungaggini e burocrazia. Basti pensare che nel 50% dei casi si superano i 3 anni per liquidare gli indennizzi agli imprenditori agricoli. Proprio del ruolo degli ambiti territoriali di caccia (ATC) e dei comprensori alpini (CA) piemontesi si è parlato nell’incontro, tenutosi a Torino, organizzato da Coldiretti Piemonte per analizzare una situazione, ormai, insostenibile.

“Nonostante la Regione abbia erogato i fondi, un numero significativo di ATC e CA, per una loro palese inefficienza, ritardano gravemente a risarcire le aziende, vittime di questo sistema – fanno notare Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -.

Quest’ultimo è talmente farraginoso che si sta verificando un apparente paradosso: in un momento in cui il numero dei cinghiali e dei danni che provocano, mettendo anche a rischio l’incolumità dei cittadini, aumentano si sta registrando, rispetto al passato, un calo del numero di denunce anche per effetto della rinuncia a coltivare porzioni sempre più vaste del territorio collinare. Gli imprenditori non hanno più fiducia ed evitano, addirittura, di far denuncia.

E’ fondamentale, quindi, individuare nuove modalità di gestione delle procedure che un’impresa agricola è tenuta ad adottare per ottenere il riconoscimento e risarcimento dei danni subiti; anche in questo caso è essenziale una semplificazione. Sono necessarie – proseguono Moncalvo e Rivarossa – tempistiche certe a partire dalla fase di accertamento del danno, oltre a modalità di rendicontazione e liquidazione efficienti e trasparenti. Chiediamo, a tal proposito, di poter accedere ai dati degli ATC/CA relativi ai danni accertati, da risarcire e risarciti. Basta – concludono Moncalvo e Rivarossa – ad azioni che, in alcuni casi, si sono rilevate irregolari, con lentezze ed inefficienze: a pagare tutto questo, anche in termini di redditività, sono i nostri imprenditori che continuano col loro lavoro a presidiare territori altrimenti disabitati convivendo con gli attacchi dei selvatici, sempre più all’ordine del giorno”. (Fonte COLDIRETTI)

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