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PISA-LIVORNO, PREDATORE COLPISCE 5 PECORE A SAN PIERO A GRADO

L’azienda Ori Martino di San Piero a Grado (Pi) denuncia la perdita di 5 capi del proprio allevamento di pecore massesi, a seguito dell’attacco di un predatore selvatico. I fatti risalgono a due giorni fa, quando il pastore dell’azienda ha trovato gli animali attaccati: due pecore, un agnello, un terzo capo in fin di vita (morto ore dopo), mentre una quarta femmina risulta dispersa.

L’allevamento si trova in Via della Bigattiera nella zona Arnino, in area già di pertinenza del Parco di San Rossore dove da tempo insistono problemi alle coltivazioni derivati dagli ungulati. Qui i danni sono purtroppo frequenti, ma la morte di 5 capi ha costretto l’azienda a denunciare non solo formalmente, ma anche pubblicamente, le perdite subite. Già nei mesi scorsi infatti alcune pecore avevano subito dei tentativi di aggressione, per fortuna senza conseguenze. Avvisaglie alla luce di quanto accaduto questa settimana, affermano dall’azienda Ori, che tramite Coldiretti sta valutando il da farsi.

«È un episodio preoccupante», commenta il direttore di Coldiretti Pisa Francesco Ciarrocchi, «si tratta di un attacco in una zona non troppo lontana dall’abitato. Inoltre non sappiamo se si sia trattato di un ibrido o di lupo. Certo è che in assenza di risposte certe questi fenomeni concorrono alla cattiva fama del lupo, quindi ci domandiamo: a quanto ammonta il fenomeno degli ibridi e dei randagi? Esiste una valutazione puntuale o un monitoraggio? Crediamo infatti – aggiunge Ciarrocchi – che se questi dati fossero sotto controllo, anche le aggressioni dei lupi sarebbero più facilmente individuabili. Ad oggi invece ci troviamo con predatori senza nome e numero, con il risultato che gli allevamenti della zona limitrofa al Parco si sentono minacciati».

«Chiediamo più attenzione da parte delle istituzioni – conclude – affinché vengano rinforzate le misure di sicurezza interne al Parco, a protezione della fauna, degli allevamenti e dell’abitato. Non ci illudiamo che gli eventuali, e nemmeno certi, risarcimenti possano rappresentare una risposta al problema, né che siano sufficienti ulteriori misure di sicurezza a carico alle aziende».

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