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PORDENONE, CINGHIALI: SEMINE DI MAIS DISTRUTTE

Continuano in maniera incessante le scorribande dei cinghiali nei campi di mais appena seminati.

Questo straordinario periodo di tranquillità sulle strade conseguenza delle restrizioni del Covid-19 che è coinciso con il periodo delle semine del mais, ha permesso ai cinghiali di spaziare in tutta la pedemontana ma di scendere anche verso la pianura lungo gli assi del Meduna, Colvera e Cellina distruggendo decine e decine di ettari di mais appena seminati e di pascoli.

Erano parecchi anni che non si vedeva una situazione del genere. Agricoltori che hanno riseminato due o tre volte gli stessi appezzamenti per poi doversi arrendere di fronte al danno ripetuto, costretti a cambiare coltura o a lasciare il terreno incolto. Malgari che si stanno interrogando se monticare il bestiame o meno, di fronte a decine di ettari di pascoli resi completamente inutilizzabili dal passaggio dei cinghiali.

Alcuni stanno facendo le segnalazioni alla Regione per ottenere gli indennizzi, ma la trafila burocratica che sta dietro questa pratica scoraggia i più che si arrendono senza fare alcuna segnalazione.

La Regione ha approvato alla fine del mese di marzo il “Piano di controllo della specie cinghiale 2020-2023”, che permette al personale del corpo forestale ed ai proprietari, conduttori dei fondi, se in possesso di licenza di caccia, di fare gli abbattimenti straordinari ma, al momento, non si hanno notizie di abbattimenti nell’area interessata.

“Come organizzazione –commenta Matteo Zolin presidente di Coldiretti Pordenone- invitiamo le aziende agricole a presentare le richieste di indennizzo dei danni, necessarie soprattutto a segnalare la presenza della specie e l’entità dei danni e alla Regione con cui siamo in costante contatto di inviare il personale incaricato al contenimento. Bisogna poi prendere atto una volta per tutte –prosegue Zolin – che la fauna selvatica ha preso piede al punto che ormai è fuori controllo: è un pericolo stradale, sanitario e la convivenza con l’attività agricola non è più possibile. Sia in montagna che in pianura. Servono soprattutto a livello nazionale -conclude il presidente- atti determinati per affrontare seriamente e con velocità il problema prima che sia veramente troppo tardi.”

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