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PSA. BENE A PROVVEDIMENTI ECCEZIONALI, MA NON TRASCURIAMO NESSUN ASPETTO DELLA QUESTIONE

Causa i capi infetti rinvenuti a Roma, l’attenzione delle Istituzioni sulla Psa pare finalmente essersi ridestata, dopo che per mesi il tema sembrava essere affrontato con poco più di una sorta di “vigile attesa”.

Un atteggiamento che a molti, veterinari e tecnici in primis, ma anche ad associazioni agricole e venatorie, appariva poco opportuno, considerato che l’esplodere di una epidemia di febbre suina africana non avrebbe per l’uomo nessuna conseguenza diretta, ma metterebbe in ginocchio la filiera suinicola e relative eccellenze gastronomiche del nostro Paese. Un danno incalcolabile.

Qualcosa, finalmente, si muove. In attesa di rivedere, come chiediamo da anni, la legge 157/92 e mettere mano alle numerose pastoie burocratiche amministrative, ai rimpalli di competenze, agli stop dovuti a ricorsi animalisti e a tutto quanto impedisce nel nostro Paese di avere una gestione faunistica in linea con i precetti scientifici (situazione che ha contribuito fortemente all’attuale stato di sovrannumero di alcune specie), si sta approntando un piano di emergenza che darà competenze straordinarie alle Regioni per procedere a una eliminazione dei cinghiali nelle zone rosse e a una loro drastica riduzione su tutto il territorio nazionale.

Ovvio e scontato che tolte le allegre boutade animaliste su anticoncezionali, contenimenti naturali effettuati dai lupi – altro tema che prima o poi ci si dovrà decidere ad affrontare – catture e trasferimenti – e dove? che non esiste più un ettaro libero – questa riduzione drastica debba prevedere l’impiego dei cacciatori.

Premesso che rinnoviamo come fatto sin dal primo momento la nostra disponibilità a dare il nostro contributo per un problema che è anche sociale (certo, ci piacerebbe non ci si ricordasse di noi solo quando serviamo, ma questa sarà questione da trattare a parte) e che ringraziamo quanti si stanno adoprando in questi giorni per mettere le basi alla sua risoluzione, non vorremmo adesso che la cosa ci fosse semplicemente recapitata con una sorta di “pensateci voi”.

Leggiamo infatti di proposte di allungare la stagione venatoria al cinghiale; di incrementare gli interventi di contenimento e prelievo; di possibilità di cacciare di notte… e tutta una serie di idee che sembrano prefigurare una sorta di liberi tutti venatorio nei confronti del cinghiale che siamo i primi a non volere!

È bene sottolineare, anche a chi dovrebbe ben saperlo, che caccia e azioni di controllo e contenimento sono due cose ben distinte, sia giuridicamente sia nella sostanza.

Temiamo, sull’onda dell’emergenza, provvedimenti legislativi privi di organizzazione, di concertazione e soprattutto di reale efficacia perché senza copertura, non tanto economica – non vogliamo certo essere pagati – ma tecnico operativa.

Chi deve pensare allo smaltimento delle carcasse provenienti dalle zone rosse che vanno incenerite? Chi se ne accollerà i relativi costi? Le tonnellate di ottima carne proveniente dagli abbattimenti nelle zone “sicure” che fine faranno? Non si può certo pensare che siano destinate interamente all’autoconsumo e stante la mancanza di una filiera delle carni di selvaggina realmente funzionante… E anche in questo caso, pelli, visceri e scarti di macellazione dove andranno a finire? Chi si dovrà sobbarcare l’onere anche economico del loro corretto smaltimento? Le spese per i controlli di salubrità, sacrosanti, ma che in molte regioni sono a carico delle squadre e che aumenteranno sensibilmente chi li pagherà? I cacciatori di tasca loro?

E chi sarà ammesso ai prelievi di contenimento, fino ad ora riservati a cacciatori formati? Aspettiamo che le Regioni organizzino i relativi corsi? Oppure consideriamo sic et simpliciter “formati” i cacciatori che già da anni esercitano nelle squadre di braccata (per le quali comunque è già previsto un – ennesimo – corso) e i selecontrollori, come per altro sarebbe logico?

Vogliamo poi parlare delle conseguenze di un eventuale prolungamento della stagione di caccia al cinghiale sulle altre forme di prelievo?

Sono tante le domande che ci poniamo in queste ore e le questioni che riteniamo doverosamente da affrontare da parte delle Istituzioni.

È fondamentale che vengano individuati con precisione mezzi, tempi, luoghi e soggetti, preferibilmente in modo uniforme da tutte le Regioni e confidiamo che dalla riunione della Conferenza Stato-Regioni del prossimo 19 maggio arrivino delle risposte chiare.

Noi, lo ripetiamo ancora una volta, siamo disponibili a fare la nostra parte con la serietà e l’impegno che abbiamo sempre dimostrato e dimostriamo ogni giorno.

Di sicuro però non siamo disponibili a un generico e non supportato “pensateci voi”, magari già con l’idea di qualcuno di lasciare i cacciatori col cerino bruciato in mano se le cose si mettessero male.

Federazione Italiana della Caccia

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