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Le azzurre

TIRO CON L’ARCO. TOKYO 2020: LE AZZURRE SI FERMANO AI QUARTI CON LA COREA DEL SUD, CHE VINCE IL NONO ORO CONSECUTIVO

Allo Yumenoshima Park Archery Field di Tokyo le azzurre Chiara Rebagliati, Lucilla Boari e Tatiana Andreoli ce l’hanno messa tutta per scalfire le certezze del granitico terzetto della Corea del Sud ma le eccellenti prestazioni di An San, Jang Minhee e Kang Chae Young non hanno lasciato spazio alla voglia di impresa dell’Italia. La Corea del Sud, ancora una volta, si è confermata imbattibile raggiungendo il nono successo consecutivo ai Giochi Olimpici con le donne. Da quando a Seul ’88 è stata inserita nel programma olimpico la gara a squadre il primo gradino del podio è sempre stato loro.

Il match dei quarti di finale dell’Italia è concluso 6-0 per le asiatiche che hanno vinto i tre parziali 58-54, 56-52 e 56-49, confermando quanto avevano già fatto nel corso del ranking round, stabilendo il nuovo primato mondiale olimpico con 2032 punti (28 in più del loro precedente record realizzato nel 2004).

In precedenza l’Italia aveva superato agli ottavi per 5-3 la Gran Bretagna (Bettles, Folkard, Pitman), prendendosi una importante rivincita rispetto al match decisivo per la qualificazione per i Giochi di Tokyo vinto dalle britanniche ai Mondiali del 2019 in Olanda. Una prova di orgoglio e di maturità per le tre giovani italiane, considerando che le avversarie erano andate in vantaggio dopo il primo parziale, concluso 52-51. L’Italia ha avuto però la forza di rimontare, prima portandosi sul 2-2 chiudendo il set 54-52 e poi guadagnandosi il 4-2 col parziale di 46-45. Il 53-53 del quarto set è valso il punto decisivo che ha decretato il passaggio del turno delle azzurre al match con le sud coreane.

IL PODIO OLIMPICO
Nel complesso la competizione ha registrato da parte di tutte le partecipanti punteggi altalenanti che, a ben vedere, se l’Italia non avesse incontrato la Corea del Sud ai quarti chiudendo il ranking round con un risultato migliore, le possibilità di medaglia azzurre sarebbero sicuramente aumentate. A parte le vincitrici del titolo olimpico, le uniche capaci di mantenersi quasi esclusivamente nel giallo, uscendo nel complesso fuori dal 9 e dal 10 solo sei volte in tre match, tutte le altre hanno messo nello score numerose frecce sul rosso che hanno sparigliato le carte. Non è un caso che dalle sfide per il podio sono state escluse squadre titolatissime come Cina e Taipei, oppure compagini che avevano alte aspettative come Messico, Giappone e USA, che partivano insieme alla Corea direttamente dai quarti di finale essendosi classificate tra le prime quattro al termine del ranking round.

Così, al termine delle eliminatorie la Corea ha conquistato il nono oro consecutivo battendo in finale la Russia 6-0, che mette nel palmares il secondo argento, dopo quello di Rio 2016. Il terzetto sceso in campo con la maglia del ROC (Gomboeva, Osipova, Perova), aveva battuto in semifinale la Germania (Kroppen Schwarz, Unruh), che si è poi guadagnata il bronzo battendo 5-1 la Bielorussia (Dziominskaya, Kazlouskaya, Marusava) superata dalle coreane in semifinale per 5-1. Per la Germania è invece la terza medaglia col team femminile, dopo l’argento di Atlanta ’96 e il bronzo di Sydney 2000.

LE DICHIARAZIONI

Tatiana Andreoli: “Le aspettative erano alte, anche perché prima di noi avevano vinto le squadre che partivano sotto nel ranking. Ci abbiamo creduto molto, anche perché ogni quattro anni si parte sempre con la speranza di essere noi la squadra che batte il colosso coreano. Non avevamo paura di loro e non avevamo nulla da perdere, considerando anche che ci eravamo qualificate come ultime e che al termine della competizione a squadre ci siamo classificate settime. Sicuramente possiamo considerare questa grandissima esperienza come positiva. Usciamo dal campo a testa alta, perché ce l’abbiamo messa tutta contro le più forti al mondo. Adesso pensiamo ai match individuali, dove dobbiamo dimostrare che abbiamo le carte in regola per provare a vincere una medaglia. Daremo il nostro meglio e non molleremo mai, in ogni occasione, perché tutto ciò che stiamo facendo ce lo riporteremo in campo come esperienza fondamentale nelle prossime competizioni internazionali, comprese le prossime edizioni dei Giochi Olimpici“.

Chiara Rebagliati: “Abbiamo cominciato il match con la Corea con l’atteggiamento giusto, sicuramente diverso rispetto a quello messo in campo con la Gran Bretagna. Sapevamo di non aver nulla da perdere e ci abbiamo creduto fino alla fine. L’unione tra di noi è stata ottima, appena abbiamo vinto con le britanniche abbiamo capito che dovevamo cambiare registro ed essere maggiormente presenti nel match. Secondo me questo si è visto. E’ vero, abbiamo perso, ma nel complesso siamo soddisfatte, perché siamo comunque arrivate tra le prime al mondo e non è un risultato da poco. Adesso testa ai match individuali, ce la metteremo tutta per dire la nostra, siamo tre atlete competitive e cercheremo di vendicare queste giornate che non ci hanno portato quello che speravamo“.

Lucilla Boari: “Ce l’abbiamo messa tutta per guadagnarci una semifinale e una possibilità di medaglia. Sapevamo che sarebbe stata una gara difficile, ma siamo scese in campo senza temere le nostre avversarie. Questa è l’ennesima esperienza importante che facciamo come squadra, un altro bagaglio molto importante che ci servirà per gli appuntamenti futuri, a partire dal campionato mondiale di settembre dove proveremo di nuovo a dire la nostra per dimostrare che siamo tra le migliori come abbiamo fatto anche qui a Tokyo. Adesso dobbiamo concentrarci nelle sfide individuali: sarà difficile arrivare fino in fondo, perché tutte vogliono vincere e ci sono tante atlete fortissime. Noi di sicuro faremo il nostro massimo“.

Il coach Natalia Valeeva: “Sono state bravissime e il loro è un percorso che può portare grandi risultati. Hanno cominciato ottenendo una qualificazione davvero difficile,  dimostrandosi molto unite, per poi raggiungere i quarti di finale  qui a Tokyo,  alla loro prima esperienza insieme ai Giochi Olimpici. Ricordiamoci che hanno meno di 25 anni, sono già affiatate e possono sicuramente crescere. Ora però pensiamo alle sfide individuali, che sono un’altra occasione per maturare esperienza“.

Il Coordinatore Tecnico Sante Spigarelli conclude con una valutazione complessiva che riguarda il 7° posto delle atleta italiane: “Partiamo da un dato importante, le nostre atlete si sono qualificate per i Giochi Olimpici nell’ultimo torneo, accedendo tra il 10° e il 12° posto, dato che 8 squadre che si erano dimostrate più forti di noi si erano già qualificate ai Mondiali in Olanda nel 2019. A queste bisogna aggiungerci naturalmente il Giappone padrone di casa. Poi, una volta arrivati a Tokyo, qui ci siamo classificate all’8° posto al termine del ranking round, ottenendo quindi un miglioramento di almeno due posti. Oggi Chiara, Lucilla e Tatiana hanno superato brillantemente la Gran Bretagna che aveva fatto meglio di noi dopo la qualifica di venerdì, accedendo ai quarti di finale. Non era scontato, considerando che si tratta dell’Inghilterra, la stessa nazionale per la quale l’Italia è impazzita di gioia vincendo la finale di un Europeo, mentre noi qui siamo alle Olimpiadi…
Non possiamo infatti non valutare che le nostre avversarie degli ottavi erano le stesse che, due anni fa al Mondiale in Olanda, con il precedente ciclo tecnico, ci avevano battuto nettamente per 6-2 nel match determinante per la qualificazione olimpica, così come non aveva ottenuto il pass neanche la squadra maschile. Credo che le nostre ragazze fino ad ora abbiano disputato un’ottima Olimpiade terminando con il 7° posto davanti a squadre come Cina, Taipei, USA, Gran Bretagna e Ucraina. Mi stupirei se qualcuno si lamentasse del fatto che non abbiamo battuto le campionesse olimpiche della Corea del Sud che oggi hanno vinto il nono oro consecutivo ai Giochi. I risultati delle nostre ragazze dimostrano che stanno migliorando e, considerando la loro giovane età, che hanno ancora ulteriori margini di crescita. Detto questo, la nostra gara in Giappone non è ancora finita. Ovviamente non mi aspetto una medaglia, ma delle buone prestazioni quelle sì”.
(Fonte FITARCO)

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