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UN PARMIGIANO AI VERTICI DI FEDERCACCIA NAZIONALE

UN PARMIGIANO AI VERTICI DI FEDERCACCIA NAZIONALE

Di seguito riportiamo l’articolo di Caterina Zanirato pubblicato sulla Gazzetta Di Parma:

Un parmigiano alla guida di Federcaccia. Gianluca Dall’Olio è stato infatti eletto presidente nazionale della maggiore associazione venatoria italiana. La sua avventura è iniziata oltre vent’anni fa: prima presidente comunale, per 14 anni presidente provinciale, è diventato poi consigliere regionale e nazionale, fino a raggiungere la vicepresidenza nazionale per 4 anni. Ora, eletto nella 77esima assemblea, ha raggiunto il vertice.

Dall’Olio ha una visione razionale ed equilibrata della caccia: «E’ una cultura che appartiene all’uomo – spiega -. E’ nata per motivi di necessità primarie, evolvendosi nel tempo. Ovvio che i criteri dell’attività venatoria vengono aggiornati nel corso del tempo: oggi non è più una necessità in termini di nutrizione, ma è fondamentale per salvaguardare l’equilibrio dell’ecosistema: se si caccia in modo sostenibile, ovvero rispettando determinate regole per salvaguardare le specie e le biodiversità». La caccia «sostenibile» è uno degli obiettivi principali del neo presidente, che si dice comunque soddisfatto perché nel territorio parmigiano – come in tutta l’Emilia – i cacciatori si sono già impegnati su questo fronte: «Chi pratica attività venatoria non si impegna solo nel cacciare, ovvero nel ‘prelevare’, degli animali – commenta -, ma anche nella gestione del territorio per raggiungere l’adeguata qualità e quantità del patrimonio faunistico. Si preserva la selvaggina stanziale (pernici, fagiani) e si elaborano piani per controllare i nuovi arrivi, come gli ungulati (cinghiale, capriolo), che provocano seri danni al mondo agricolo». Ed ecco svelato il secondo obiettivo di Dall’Olio: «La caccia è complementare all’agricoltura. Dobbiamo collaborare per cercare di trovare il giusto equilibrio faunistico che permetta di non creare danno alle colture. La caccia va affrontata con rigore scientifico e tecnico, non è solo un fatto sociale e politico. Solo così si potrà legittimare l’attività venatoria più di quanto non lo sia ora, rendendola sostenibile, rispettosa delle direttive europee e sussidiaria rispetto alla realtà ambientale».

Dall’Olio tocca anche il tasto della «crisi di vocazioni»: sono sempre meno i giovani che si avvicinano al mondo della caccia e il numero di chi rinuncia alla licenza da qualche anno supera quello di chi la chiede: «Penso che dietro allo scarso interesse verso l’attività venatoria ci sia la poca attenzione riposta dallo Stato – conclude -. In Francia, ad esempio il numero di cacciatori continua a salire: lo Stato ha regolamentato il settore 6 volte in 9 anni, adattandolo alla realtà faunistica presente. In Italia, in 70 anni, si è legiferato solo due volte in questo settore, rimanendo completamente indifferenti alle dinamiche che sottendono a quest’attività».

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