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VALLE DELLA CANNA. A RIMBOCCARSI LE MANICHE SONO I CACCIATORI

Polemiche e rimpallo di responsabilità, accuse a chi era chiamato ad amministrare e a vigilare, esposti e richieste di dimissioni. Il solito copione intorno alla strage di uccelli acquatici a causa del botulino nella Valle della Canna, in provincia di Ravenna, sin dal primo momento a cercare di salvare il salvabile, rimuovendo le carcasse degli uccelli acquatici morti e portando al Centro recupero Avifauna quelli con un minimo di possibilità di farcela, sono stati i cacciatori. Da soli o allertati dalle proprie associazioni venatorie sono stati loro ad affiancare gli agenti della Polizia locale addetti alla vigilanza delle zone naturali e i responsabili del servizio Ambiente del Comune. Lontani dalle telecamere dei TG, che ovviamente si sono guardati bene dallo spiegare chi erano quegli uomini genericamente definiti “volontari”, hanno lavorato senza sosta per cercare di portare aiuto a una natura ancora una volta ferita non dalla loro passione, ma dall’incuria di chi in nome di una sterile “protezione” l’ha sottratta proprio a quelle categorie, cacciatori in testa, che con l’esperienza, l’amore e la conoscenza necessarie l’avevano sempre tutelata garantendone a tutti di goderne liberamente.

Alla fine della giornata di venerdì, riporta il resto del Carlino, la triste conta dà oltre 1000 uccelli morti e meno di duecento esemplari in difficili condizioni, dei quali forse si salverà meno del 10%.

Ma l’importante è che lì di cacciatori non si parli. Nemmeno per dire che sono gli unici andati a prestare aiuto.

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