Riceviamo e pubblichiamo.
Cari amici,
a qualcuno può apparire strano e ingiustificato che in questo periodo di difficoltà economica globale e di decadimento dei costumi e della moralità politica e non solo, ci si trovi per difendere un principio e dei valori che sembrerebbero quantomeno stravaganti e che non trovano corrispondenza in nessuna ideologia degna di essere portata quale motivo di lotta politica e sociale.
Ebbene proprio perché sussistono personaggi come questi che noi del C.R.C.A. siamo nati ed intendiamo proseguire nel nostro intento, cioè quello di far conoscere che l’identità e la civiltà rurale costituiscono il più antico modo di essere dell’uomo e che nulla spartisce con le storture ideologiche, politiche, sociali e morali che sono ambiti modelli di vita del nostro tempo.
Difendere i principi della civiltà rurale potrebbe apparire anche come un modo di regredire e di rinnegare quanto fatto di buono con lo sviluppo economico ma così non è, poiché infatti difendere il concetto di civiltà rurale significa porre l’uomo al centro di ogni interesse e considerare la natura come elemento indispensabile per la vita dell’uomo, natura ed ambiente da tutelare e salvaguardare con ogni sforzo, ma sempre nell’ottica dell’interesse dell’uomo stesso.
Poiché dal concetto di civiltà rurale non può essere escluso quello del prelievo di animali nel rispetto delle regole della natura, noi siamo convinti che la caccia e la pesca vadano difese con ogni forza al fine di consolidare quello che è il concetto di civiltà rurale.
Caccia e pesca sono una parte del variegato mondo della cultura e delle tradizioni rurali ed è per questo motivo che la gran parte delle associazioni venatorie bresciane e bergamasche hanno dato il loro assenso alla costituzione del nostro movimento politico.
Il C.R.C.A. non è nato per caso o per iniziativa di qualche cacciatore che aveva tempo da perdere o inseguiva mire politiche ma è sorto al termine di una lunga serie di incontri e dibattiti dei rappresentanti delle associazioni venatorie nei quali sono stati eviscerati dal punto di vista ideologico oltre che fattuale le problematiche che sottostanno al declino inesorabile, se non si provvede a fermarlo, del concetto di cultura rurale.
Ci siamo accorti in sintesi che l’animalismo metropolitano sta permeando il mondo della politica nostrana e nazionale in modo tale da compromettere per sempre tutte quelle attività che fanno parte della nostra cultura.
Non vi è dubbio che le sirene animaliste metropolitane sono in grado di suonare i loro strumenti con immensi supporti economici e ciò non solo per l’intervento di coloro che hanno interessi legati al mondo animalista ma per l’indiscutibile apporto del mondo della politica.
Noi del mondo rurale e della caccia abbiamo a questo punto come unica arma per difendere e salvare la nostra cultura, le nostre attività, le nostre tradizioni e le nostre passioni quella dell’impegno in politica.
Va detto che l’impegno politico non può essere disgiunto da un’intensa attività di convincimento dell’opinione pubblica ma questa è soprattutto ad appannaggio del mondo dell’associazionismo venatorio, delle associazioni dei pescatori, degli agricolltori e degli allevatori di animali.
A noi compete solo il compito politico ed è a questo livello che dobbiamo lavorare, mentre dobbiamo lasciare al mondo dell’associazionismo la parte rigurardante l’attività puramente sindacale e di convincimento dell’opinione pubblica.
Noi del C.R.C.A. riteniamo assolutamente indispensabile e vitale un coordinamento delle nostre attività con quelle del mondo sindacale che si dedica alla difesa della caccia, della pesca, dell’agricoltura e dell’allevamento degli animali, coordinamento che significa collaborazione, sinergia e partecipazione a percorsi comuni.
Illuderci che potremo ottenere risultati nella difesa della cultura rurale senza l’apporto del mondo delle associazioni è un gravissimo errore strategico che ci può procurare danni irreparabili.
Siamo inoltre convinti che le nostre attività possono essere difese anche con l’appoggio del mondo dell’economia per cui riteniamo indispensabile un collegamento con il mondo produttivo che opera nella civiltà rurale.
Ci riferiamo non solo al mondo agricolo ma anche a quello dell’artigianato e dell’industria, come ad esempio quello armiero.
Terza convinzione è quella dell’indispensabile unità di tutti i movimenti politici che si riconducono ai principi della difesa della civiltà rurale.
L’unità sopra richiamata deve essere oggi il primo obiettivo del C.R.C.A. e deve essere un’unità non solo a livello regionale ma anche e soprattutto a livello nazionale.
Non ci nascondiamo tuttavia che dietro la ricerca affannosa e perigliosa dell’unità dei movimenti della civiltà rurale si nasconde il nostro peggior nemico che è quello dell’infiltrazione nei nostri movimenti di personaggi assoldati dall’attuale politica al solo scopo di destabilizzare e distruggere ogni tentativo di unità.
Quando parliamo di personaggi dell’attuale politica non ci riferiamo a coloro che non avendo più alcuna carta da giocare all’interno dei loro partiti vogliono trovare un sicuro lido presso i nostri movimenti, perché questi, seppur pericolosi per le nostre iniziative, non potranno far tanto per disgregare l’unità dei movimenti, se non altro perché non porterebbe a loro alcun personale vantaggio la nostra disgregazione.
Ci riferiamo invece a coloro che sono già stati incaricati dai loro partiti di sabotare le nostre iniziative, cercando di mascherarsi dietro il paravento della difesa della caccia o di altre affermazioni del genere.
Proprio per queste sempilci e brevi considerazioni noi del C.R.C.A. riteniamo indispensabili per un futuro positivo la costituzione di un unico movimento nazionale in difesa della cultura e della civiltà rurale, ma riteniamo altrettanto che tutti coloro che militano negli attuali partiti politici, o che hanno ricevuto incarichi, si dimettano a breve se vogliono far parte del nuovo movimento politico nazionale che nascerà a seguito dell’iniziativa per cui oggi siamo qui presenti.
Nessuno si deve permetter di barattare la caccia e le altre attività facenti parte della civiltà rurale per interessi propri e dei partiti politici attualmente operanti in Italia.
Nio chiediamo che su questi semplici e lapidari principi si apra un dibattito che porti, ci auguriamo, all’unità e che ci permetta di agire in futuro in perfetta coesione anche con il mondo dell’associazionismo e del sindacato che si riconosce nei principi della civiltà rurale.Il C.R.C.A.
